E se domani. Tre anni di Cl@ssi 2.0 in Emilia-Romagna

di Daniele Barca

L’azione Cl@ssi 2.0 in Emilia-Romagna è stata connotata sin dall’inizio, tre anni fa, con le 12 classi secondarie di primo grado, da due variabili affatto scontate e da una conseguenza naturale. La prima variabile è stata la maturità e la disponibilità dei consigli di classe a lavorare per praticare questa “cosa” nuova. Con tutte le criticità legate a problemi organizzativi (trasformazioni dei team docenti negli anni), motivazionali (alta variabilità dell’effettiva voglia di gruppo nel portare avanti un progetto voluto ardentemente da 1, 2, 3 docenti), formativi (a contatto con la realtà vera della scuola si è potuto saggiare la fame ma anche il digiuno di competenze tecniche e metodologiche).

La seconda è stata la sinergia, spinta fino alla complementarietà dei ruoli, nel Gruppo di lavoro regionale tra Ufficio Scolastico Regionale, Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Bologna, ufficio territoriale di ANSAS (ex Irre Emilia-Romagna).[1] Pur occupandosi ognuno – come previsto dal progetto – di un aspetto dell’iniziativa, la scelta – molto digitale se vogliamo – di contaminare organizzazione, didattica e documentazione, pur nel rispetto delle competenze specifiche, ha ripagato con un miglioramento nei tre ambiti.

La conseguenza è stata la volontà di partire dal basso, dalle finalità di ogni singola scuola, assecondandone propensioni e limiti. Si è trattato di un cammino che ha avuto una sua evoluzione nei tre anni, ma all’inizio si è scontrato con la richiesta da parte dei consigli di classe – talvolta pressante – di avere delle indicazioni sul da farsi, mentre l’atteggiamento del Gruppo di lavoro, a costo di sfiorare qualche velata osservazione di immobilismo, è stato quello di ascoltare, andare incontro alle richieste, mettere in campo azioni utili per tutti o per singole realtà, evitando per scelta e per metodo la proposta di una modalità o di una progettualità, convinti che la progettualità dovesse essere quella di ogni singola scuola. Scelta che ha pagato per l’autenticità dei risultati raggiunti ma che ha richiesto a posteriori un impegno di fantasia ed ingegneria progettuale per riportare a sintesi l’esperienza.

Proprio per questa concomitanza di volontà ed energie ho deciso di raccontare con un taglio narrativo i tre anni di lavoro adottando un’unica voce narrante come sintesi dell’operato del Gruppo di lavoro e delle classi, considerandole come parte integrante del gruppo di lavoro.

Il percorso complessivo dell’iniziativa Cl@ssi 2.0 in Emilia-Romagna è presente all’indirizzo

http://www.istruzioneer.it/page.asp?IDCategoria=430&IDSezione=1778&ID=395023

Tre anni fa (2009/2010)

In Emilia-Romagna non si è aspettato il seminario di partenza di Montecatini. C’è stato un livello di conoscenza precedente. Una strategia di contatto che ha permesso di partire subito con l’accompagnamento delle progettazioni delle singole scuole. La visita in presenza di piccoli team composti da un rappresentante dell’USR, uno dell’Università ed uno di Ansas è stata il collante di tutto il progetto. Ha permesso di conoscere, condividere, animare le singole realtà, imparando le prime tre lezioni di classi 2.0 che lo differenziano dai molteplici progetti che si fanno nella scuola: il progetto non è UN progetto della classe, ma è IL progetto della classe; ogni classe è una storia (prima, durante e dopo) a se stante; è determinante il ruolo del consiglio di classe. Ve ne sarebbe anche una quarta, la determinazione dei dirigenti scolastici; ma è una variabile difficile da considerare, anche se l’adesione profonda e partecipata di molti dei dirigenti all’iniziativa ha permesso di supplire ad alcuni limiti del progetto, come la mancanza di un investimento sulle risorse umane (non solo sotto forma di incentivazione, ma anche di semplice rimborso spese per i momenti assembleari). Analogamente va ricordato che la positività della nostra esperienza è stata dall’inizio supportata in maniera sinceramente entusiasta prima dall’ex direttore generale Marcello Limina ed ora dall’attuale reggente l’USR, Stefano Versari. Del resto nella strategia portante dell’iniziativa l’obiettivo era dare l’innesco a chi lavorava in un determinato modo, e lo faceva – anche da un punto di vista dirigenziale – seguendo logiche di valorizzazione di quei docenti che già erano 2.0 nell’anima.

La strategia di accompagnamento è stata sin dal primo anno in presenza. Edulab, l’ambiente di Ansas dedicato alla sperimentazione è stato frequentato soprattutto il primo anno e molto per la documentazione. Se si tiene conto che, comunque, il contatto con le scuole è stato notevole si puó perdonare una certa stanchezza nella partecipazione ai forum on line, sia da parte del Gruppo di lavoro che dai docenti già impegnati in numerose attività. Forse anche su questo va fatta una riflessione: se la community ha spazi più efficaci di comunicazione, solo un livello di animazione forte può permettere un’analoga partecipazione on-line e, probabilmente, strumenti su cui la comunità dei docenti “tecnologici” in Italia è molto cresciuta in questi anni vanno ripensati, per farli diventare veramente strumenti per la professionalità e non luoghi di eterne o autoreferenziali lamentazioni.

Nel corso del primo anno le visite ai consigli di classe sono state sostanzialmente due, oltre a qualche incontro in presenza centralizzato con i referenti per reindirizzare il cammino. Pur coscienti della consapevolezza didattica dell’azione, le propensioni delle classi erano spesso divaricate o verso un interesse più squisitamente di marca tecnologica o verso un altro di marca più precipuamente pedagogica, indirizzando così gli acquisti ed i modelli di dotazione e di progetto verso assegnazioni personali di netbook o PC, mobiletti per custodire le macchine e, in primis, LIM. Anzi, se si dovesse considerare quale è stata l’innovazione tecnologica più forte del primo anno, sicuramente andrebbe annoverata la LIM. Una riflessione (non so quanto per taluni versi amara); si può dire che le Cl@ssi 2.0 hanno fatto sistematicamente in aula il lavoro che avrebbero dovuto fare tutte le classi coinvolte nel piano LIM. Non a caso alcune di quelle classi sono state l’incubatrice degli eventi di sostegno al piano LIM che vengono realizzati nelle scuole di appartenenza oggi (http://www.istruzioneer.it/page.asp?IDCategoria=430&IDSezione=1778&ID=443668 )

A fine anno si è verificata la consistenza dell’attività svolta e le scelte fatte anche attraverso un primo modello di documentazione: gran parte delle scuole hanno puntato sulla pluridisciplinarietà, qualcuna sul lavoro di gruppo (più o meno consapevolmente collaborativo) meno della metà sullo one-to-one computing, altre sul PC per gruppi o a coppie, pochissime – tranne l’onnipresente LIM – non avevano fatto una scelta marcata; diffuso l’impiego di ambienti liberi (blog, siti di classe) o strutturati (Moodle) on-line; limitata attenzione allo stravolgimento del setting, forte attesa sull’autoproduzione dei contenuti soprattutto come prodotti dei docenti, stante probabilmente anche la difficoltà nel raccontare a fini di riproducibilità i processi realizzati in classe perché troppo immersi come docenti negli stessi.

A settembre 2010 l’unico Convegno finora realizzato a livello regionale ha permesso di raccontare le esperienze – raccolte per analogie tratte dai report di documentazione – secondo un taglio tematico. Quindi, più che una passerella delle 12 esperienze, una riflessione positività-criticità degli ambiti di sviluppo: Scuola, famiglia, territorio; Scuola dell’inclusione; Sperimentazione didattica; Ambienti di e-learning nella scuola.

Nel Convegno di Bologna si è inaugurato, così, un metodo che connota anche le attuali scelte: partire dalle consapevolezze di ogni singola classe per mettere a sistema le scelte adottate ed indirizzare le classi ad un’analisi più tematizzata del cammino svolto.

Nella realizzazione dell’evento, poi, si è mirato anche a coinvolgere altre esperienze analoghe, in sostanza Cl@ssi 2.0 de facto, ma anche docenti 2.0 interessati a riflettere sulla trasformazione dell’ambiente di apprendimento. Una scelta inclusiva non solo strategica, ma di metodo, perché mette sul piano delle idee e non dei finanziamenti l’innovare a scuola. Una scelta perseguita anche a livello di sistema per le azioni di formazione che si sono attivate nel 2010/2011. Una scelta che ha originato, nei tre anni successivi, una serie di progetti a cascata con collaborazioni nazionali significative in cui convivono cl@ssi 2.0 dell’azione ministeriale ed altre scuole:  Zeus con Zanichelli e Medialibrary on-line, sui contenuti digitali, Cloud school con Telecom Italia su applicazioni di Cloud computing, Adotta una parola va a scuola sulla scrittura in Wikipedia con APT Emilia-Romagna e Wikimedia Italia.

L’anno scorso

In attesa del nuovo bando per elementari e superiori si è proseguito il lavoro di accompagnamento dei consigli di classe secondo un modello che definirei di “angeli custodi”; vale a dire, si è cercato – differentemente dal primo anno in cui scientemente si cercava di variare i punti di vista alternandosi negli incontri – di affidare ai componenti del Gruppo di lavoro  sempre le stesse classi, in modo da tenere vivi i rapporti e ricostruire più semplicemente i processi dei singoli consigli di classe.

Per sintetizzare le evidenze più importanti, il secondo anno è stato quello delle perplessità e della formazione. Qualche cambiamento nei consigli di classe, un rallentamento degli acquisti – ma forse, va detto, l’importo era sovrastimato – il tentativo non sempre fortunato di utilizzare la videoconferenza per i momenti di confronto, hanno fatto da sfondo all’emergere di una serie di criticità. In ordine sparso: la problematica nascente della valutazione degli apprendimenti informali, la necessità di formazione digitale per i docenti e per gli studenti (secondo molti docenti si assiste a nuove ignoranze, analfabeti di ritorno sulle tecnologie) e perplessità sull’efficacia degli apprendimenti in salsa 2.0 a fronte delle prove INVALSI, soprattutto quelle degli Esami di Stato, in alcuni casi i dubbi dei genitori sulle TIC “perdita di tempo”, le spinte tecnologiche delle scuole – meglio sarebbe dire dei docenti – che avevano abbracciato l’iniziativa per compiere il sogno di avere un PC a testa e che si ritrovavano precipitati più frequentemente in “dibattiti” pedagogici, le preoccupazioni di molti tra loro per la sostenibilità futura del progetto in assenza di tecnici e fondi che assicurino la manutenzione delle attrezzature acquistate, l’aggiunta di ragazzi bocciati o problematici, l’ansia del programma e della disciplina a dispetto dello sfondo integratore tematico deciso con entusiasmo l’anno precedente. Criticità non diffuse e non dappertutto, ma che hanno animato la riflessione del secondo anno.

Un secondo anno connotato anche da una scelta felice: l’idea di sistematizzare gli incontri di formazione, tecnologici o pedagogici, metodologici o pratici, con un incontro mensile presso l’aula magna di Scienze della Formazione a Bologna, aperto a chiunque – anche esterno a Cl@ssi 2.0 – fosse interessato all’argomento. Incontri sempre molto partecipati, unici per le tematiche trattate (Moodle, la LIM, la didattica 2.0, la valutazione, la progettazione educativa, il blog, ecc.); incontri che hanno creato comunità. Segno di alcune opportunità nascenti: il bisogno di incontro, la difficoltà ad accompagnare fenomeni così complessi con i soliti ambienti di blended learning (va detto, andati piuttosto deserti nel secondo anno), la necessità di formazione e del suo riconoscimento per un cammino così diverso dal solito.

A fine anno scolastico, in seguito all’aggiunta delle nuove Cl@ssi 2.0 della primaria e della secondaria di secondo grado e all’individuazione delle figure dei coach per la secondaria di secondo grado, gli incontri mensili sono stati anche il “gancio” per legare al processo complessivo i nuovi arrivati, per conoscere le loro idee 2.0 con cui avevano avuto accesso all’iniziativa, precedendo anche momenti nazionali di incontro e conoscenza. Va detto che, pur non avendo svolto molte attività con queste new entry, il fatto di avere un’idea già confezionata da realizzare si è sicuramente rivelato come un’arma a favore dei tempi del progetto e ha dato più garanzie nella sezione rispetto alle scuole medie. Questo nonostante le due possibili evoluzioni in corso d’opera delle idee 2.0: l’autoreferenzialità (nel caso di idee troppo tematizzate in un ambito specifico che perdono la connotazione di influsso sull’intero ambiente didattico) e lo stravolgimento (nel caso non raro di consiglio di classe rimaneggiato nel secondo anno).

Il secondo anno si è chiuso con un passaggio poco clamoroso ma determinante per l’evoluzione del percorso: la proposta di un report di documentazione sintetico, scarno, del lavoro svolto da tutte le 28 classi (pur nell’esiguità dei tempi per le nuove) che ha costituito la base dell’avvio dell’anno in corso, il 2011/2012.

Quest’anno

I tre documenti prodotti dal Gruppo di lavoro come viatico all’esperienza di questo terzo anno sintetizzano bene le coordinate di lavoro condivise con le classi attivando azioni che si intrecceranno nel 2011/2012, anno in cui termina l’esperienza delle secondarie di primo e di secondo grado e, in qualche modo, la verifica di quanto fatto diventa proposta per il futuro. Ecco perchè l’anno è dedicato tutto alla Documentazione.

http://www.istruzioneer.it/page.asp?IDCategoria=430&IDSezione=1778&ID=444252

1) I temi di progetto: con un dettagliato lavoro del gruppo del prof. Guerra – preside della facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Bologna – dai report delle scuole sono stati tratti dei temi pedagogici comuni, evoluzione di quelli del Convegno 2010, ma sulla stessa linea di riflessione, consapevoli che ogni team o consiglio di classe oltre che narrarsi può scoprire, in una griglia condivisa di temi di progetto, aspetti svolti nella propria progettazione ma magari non esternati. I temi di progetto, destinati ad essere “ruminati” dal’esperienza vera delle classi, hanno come obiettivo la possibilità di modellizzare l’esperienza, sia a livello interno delle scuole coinvolte (per rendere patrimonio di quella scuola la Cl@sse 2.0 ed il suo operato), sia a livello esterno, regionale ma non solo (per diffondere le esperienze testate). Pertanto il lavoro che viene svolto negli appuntamenti di accompagnamento dei consigli di classe e dei team dal Gruppo di Lavoro e dai coach è proprio l’individuazione di esempi riproducibili (multimediali, cartacei, web) di attuazione di quei temi.

2) Il piano di documentazione: quest’anno è tutto dedicato, perciò, alla documentazione, intesa come raccolta delle pratiche di ogni singola scuola ma anche delle pratiche per temi di progetto. L’idea della “pattuglia” Ansas in seno al Gruppo di lavoro è di visualizzare plasticamente le strade 2.0 riempiendo una mappa HTML che sintetizzi i momenti salienti del percorso linkando in stile 2.0 gli ambienti on-line delle singole classi. Sarà il risultato finale dell’azione di accompagnamento fino a fine anno scolastico e si tratterà del documento di partenza su cui riflettere per eventuali altre azioni nel merito.

3) Il piano di accompagnamento e le iniziative di formazione: entrambi sono stati costruiti con l’idea di prospettiva. Da un lato, la consapevolezza che seguire 28 classi anche in presenza sia lavoro oneroso e complesso se eccessivamente centralizzato, ha spinto a realizzare coppie di coach senza distinguere l’appartenenza ad USR, Università o Ansas, coinvolgendo a pieno titolo nel Gruppo di lavoro anche i coach istituzionali destinati alle secondarie di secondo grado. Un’annotazione sulla loro scelta e sul loro ruolo che si farà sentire a partire da questi mesi. Il Gruppo di lavoro li ha scelti tra le classi 2.0 e i tutor LIM con l’obiettivo di coinvolgere non tanto competenze 2.0 ma menti 2.0, secondo la definizione di successo del seminario coach di ottobre 2011 a Montecatini. Quindi non espertoni di prodotto ma saggi di processo che potessero essere catalizzatori di ansie ed esigenze nei consigli di classe – per favorire la vicinanza si è considerata anche la vicinanza geografica – e cartine di tornasole per il Gruppo di lavoro di cui fanno parte a pieno titolo. Per cui i rapporti tra Gruppo di lavoro e singoli team o consigli di classi sono affidati ad un contatto più interpersonale (ció significa libertà di incontrarsi con tempi e modi desiderati) in cui la sintesi è data a Bologna dagli incontri di coordinamento del Gruppo di lavoro e dagli incontri di formazione. Dall’altro lato, nel riproporre le attività di formazione sulle tematiche ICT e didattica, l’USR e il prof. Guerra hanno allo studio una qualche forma di riconoscimento come forma di certificazione di nuove competenze digitali per i docenti.

E se domani…

…e sottolineo se, perché nella riflessione del gruppo di lavoro si affacciano già oggi alcune problematiche che nascono da questi 3 anni di lavoro e che, quando la tecnologia sarà sempre più trasparente e ordinaria oltre che nell’extrascuola anche nelle aule, esploderanno come ora accade nelle classi 2.0.

Più che certezze, domande. Più che ricette, piste di riflessione. In un’ottica per cui, come recita lo slogan di un sito sulla scuola 2.0, non c’è una sola via per essere scuola 2.0; ma è necessaria la consapevolezza per decidere.

Il problema della competenza sta diventando centrale: e qui non stiamo parlando del dibattito accademico o della moda post Ocse-Pisa ma della realtà quotidiana. La “fola” da convegno dei nativi digitali si infrange con l’incapacità a 15 anni di mandare una mail o progettare un foglio excel; ma, attenzione, la riflessione va gettata in avanti, perché ci si dovrebbe chiedere se è questa la competenza digitale richiesta dal futuro e dagli strumenti diffusi sul mercato. O piuttosto lo è la consapevolezza (la grande madre delle competenze Made in EU) di scegliere nel mare magnum della rete? Un articolo di Sergio Romano sul Corriere della Sera (11 ottobre 2011) segnalava a proposito delle primavere islamiche come sia difficile trasformare sms e tweet in pensiero o progetto. La scuola è interessata da questo e puó far qualcosa per dare dimensione verticale al movimento nel web che è per sua natura orizzontale?

E comunque, se si abbraccia questa dimensione “di codice” delle ICT, lasciare a pochi il dominio tecnologico (perché tutto è, per dirlo con la pubblicità, “più leggero, più sottile, più veloce”) e a moltissimi solo l’utenza è davvero saggio? E poi, alla cuspide tra tecnologia e significato, piuttosto che pensare a produrre presentazioni multimediali, l’insegnante può lasciare ad altre agenzie (non educative e neanche editoriali) il controllo dei contenuti digitali? Tra le sue competenze ci deve essere l’installazione di Moodle o la capacità di dare senso a quello che i ragazzi mettono su un blog?

Il mondo delle Cl@ssi 2.0 porta al centro anche lo stare e lo stare bene in classe. La relazione aumenta perché la combinazione di tecnologia e dinamica in presenza della classe toglie qualche barriera. Già l’andare accanto allo studente per vedere il suo schermo aiuta a riposizionare un docente-predella che in questi anni aveva anche abbandonato la lavagna (d’ardesia). Senza dimenticare il domandone (cui tenterà di rispondere il previsto monitoraggio Cl@ssi 2.0 delle fondazioni Agnelli e San Paolo): un uso quotidiano delle tecnologie anche in classe può aiutare, oltre che nella motivazione, anche nel miglioramento degli apprendimenti? Senza dimenticare che comunque la motivazione è una delle molle del miglioramento e che forse sarà più semplice attestare una diversificazione degli apprendimenti.

Oppure, cl@ssi 2.0 può aiutare a far crescere l’autonomia (è o no uno degli obiettivi educativi della scuola?) anche se famiglia e scuola non dialogano e lo studente è solo di fronte al PC?

Sono decenni che si parla di didattica del fare e del gruppo, ma poi si manda sempre a “leggere a pagina 24”. L’introduzione di questi strumenti aiuta ad impostare un vero lavoro di gruppo? Ed aiuta di più il netbook personale o in queste postazioni a pollaio – che sono i PC sui banchi normalmente posizionati in aula – si ricrea l’effetto banca o ufficio postale? Il mantra del momento, i tablet, hanno senso se utilizzati soltanto nello spazio classe o per sostituire i PC per moda? E la manutenzione di tutto questo a carico di chi deve essere?  E soprattutto, in un modello di scuola che verrà, dobbiamo aspettarci ancora dotazioni per tutti dall’istituzione? O perequative delle differenze economiche-sociali? O forse è meglio che l’istituzione scolastica si concentri sulle opportunità di accesso (sicuro) al web e di fornitura di contenuti digitali di qualità per tutti?

E se ho un’ora sola di lezione in 3 B riesco a fare un’attività di gruppo che ha senso? O forse sarebbe meglio avere insieme le mie ore per ragionare, approfondire, differenziare le attività, seguire il processo … Ma qui andiamo a toccare l’organizzazione, il terzo perno della scuola che da sempre è fatta di tecnologie, didattica e organizzazione, variabili dipendentissime come sottolinea Antinucci nel suo famoso “La scuola si è rotta”.

Il tema della riflessione del Gruppo di lavoro e delle Cl@ssi 2.0 dell’Emilia-Romagna sarà proprio su queste coordinate senza, come sempre, risposte precostituite. Con una certezza acquisita sul cammino fatto in questi tre anni, per dirla parafrasando un titolo di un film di Troisi: “sembrava fosse ICT e invece era la scuola”.

Note finali:

[1] Nel Gruppo di lavoro, per l’USR Daniele Barca, Franco Chiari, Roberto Bondi, Enzo Zecchi, Marina Panattoni; per l’Università Luigi Guerra, Elena Pacetti, Manuela Fabbri, Luca Ferrari, Enrico Angelo Emili, Stefania Lovece, Federica Zanetti; per l’ANSAS (ex Irre): Claudio Dellucca, Claudia Vescini.

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