Cronaca di un non convegno – 29 settembre

“Libri di testo? Forse sì, forse no … Discutiamone!
Milano, 29 settembre 2011


di Pierfranco Ravotto
pierfranco.ravotto@gmail.com

Lo abbiamo definito un “non-convegno” quello organizzato il 29 settembre a Milano, palazzo della Fast: “Libri di testo? Forse sì, forse no … Parliamone!”. Perché non-convegno? E, a posteriori, è stato davvero qualcosa di diverso da un convegno?

Non-convegno, fondamentalmente per due motivi, fra loro intrecciati. Il primo è la mancanza di una tesi da affermare, sostituita da una domanda da porre. Appunto: libri di testo? Il secondo è la volontà di una discussione plurale: parliamone! E effettivamente è stata una discussione a molte voci; molte, sia in termini quantitativi – 18 interventi e decine di domande e, di conseguenza, tante risposte – che in termini di varietà: insegnanti, editori, esponenti di piccole aziende di produzione multimediale, di musei, di associazioni, … La quantità, e di conseguenza anche la varietà, è stata garantita dalla scelta di limitare il tempo degli interventi – 10 minuti – e di farlo per tutti anche per i promotori e per i relatori invitati. Dunque comunicazioni brevi e incisive, intervallate da momenti di discussione vivace. Un grazie, per questo, al chairman, Alberto Pieri, FAST, che ha coordinato in modo garbato ma deciso.

Pieri ha fornito ai partecipanti le linee guida della giornata. Premesso che “Io vengo dalla scuola delle aste”, ha spiegato: “Siamo qui per capire dove stiamo andando. Scomparirà o sarà diverso il libro di testo? Portare esperienze, confrontarsi, sono questi gli obiettivi della giornata. Senza preconcetti”.

E subito un video di Teemu Arina – un “giovanotto finlandese” come lo ha presentato Pieri – che ha illustrato in modo incisivo lo scenario tecnologico in cui si pone la questione del libro di testo:

Teemu Arina, Milan Italy (29th of September

La prima relazione invitata è stata quella di Mario Rotta, Oltre la carta: in aula con l’iPad e gli eBook reader, che è partito dall’eBook, alla cui realizzazione ha partecipato, sulla sperimentazione del “Lussana” lo stimolo per la convocazione del non convegno. Al Lussana, come in altre esperienze, è stata “usata una gamma di strumenti, di uso personale, che permettono di interagire in mobilità”. Nell’eBook si cerca di ragionare sui cambiamenti che questo ha provocato nel modo di apprendere.

Prima di andare avanti preciso subito che non ho intenzione di fare un dettagliato resoconto di tutti gli interventi. Non ne sarei probabilmente capace e comunque mi farebbero fare un articolo troppo lungo. Gli interventi videoregistrati verranno pubblicati a giorni sul sito di NetPoleispromotrice dell’incontro con FAST, AICA, Liceo Scientifico “F. Lussana” di Bergamo, ITSOS “M. Curie”di Cernusco, Rete dei collegi dei gesuiti italiani, IC Trescore Cremasco, IS “D.M.Turoldo” di Zogno,Nova Multimedia, Medialibraryonline, Società Mentor; in collaborazione con Università degli Studi di Milano – Dipartimento di Tecnologie dell’Informazione; Mediapartner Bricks – dunque potete accedere direttamente a quelli che vi interessano

Torno alla cronaca: Irene Enriques, di Zanichelli, a nome della Associazione editori, AIE, ha fatto un intervento che definirei difensivo: siamo in una situazione di cambiamento, gli studenti è predibile che in futuro non abbiano più libri di carta, intanto stiamo dando risposta alla legge del 2008 sulle adozioni, “la confusione è massima sotto il cielo … per gli editori la situazione non è eccellente” (non lo ha esplicitato ma – lo dico per i giovani – è una parafrasi di una celebre espressione di Mao; lui concludeva “la situazione è eccellente”).

Ancora: “Il contesto è un po’ come quello del passaggio dalla carrozza all’automobile: il pdf scaricabile è solo un carrozza col motore, non ancora l’automobile. Il legislatore probabilmente aveva in mente questo, ma forse si deve andare oltre”.

Pieri, a questo punto, invita Agostino Quadrino, presente in sala, ad esprimere la sua posizione. Quadrino, per chi non lo sapesse è l’amministratore delegato e direttore editoriale di Garamond, casa editrice recentemente uscita dalla AIE. Ecco qualche battuta del suo intervento: “Le tecnologie digitali cambiano tutto. Quindi anche il concetto fondamentale dell’editoria scolastica: il copyright. La conoscenza deve essere condivisa e costruita in modo collaborativo. L’editore deve trasformarsi puntando non più sul prodotto ma sul servizio. … Non è più un’epoca di contenuti di massa, ma di contenuti individualizzabili”.

E’ stata quindi la volta di alcuni promotori dell’iniziativa che hanno iniziato a inquadrare il contesto innovativo nelle scuole in cui si pone la questione dei libri di testo. Mara Masseroni ha raccontato l’esperienza, ITSOS “Marie Curie”, di integrazione della formazione in rete con la formazione in presenza grazie all’attivazione di decine di corsi Moodle, accessibili sia in classe – in laboratorio o per mezzo dei netbook adottati da molte classi prime e seconde – che a casa. Pierfranco Ravotto, – chi scrive – a nome di AICA, ha illustrato l’esperienza di tre progetti europei – SLOOP, Tenegen e Sloop2desc – in cui la formazione degli insegnanti si è sviluppata, fra l’altro, sul tema della condivisione di risorse didattiche aperte. Padre Eraldo Cacchione, del Leone XIII, ha parlato di un progetto dei gesuiti, per introdurre negli USA gli iPad – quale finestra fra la scuola e il mondo – in tutte le proprie scuole, progetto temporaneamente sospeso a causa della crisi economica per non far gravare, in questo momento, questo ulteriore costo sulle famiglie.

Infine Dianora Bardi, ha raccontato aspetti della sperimentazione in atto al Lussana sugli iPad in classe, un’iniziativa il cui aspetto forte sta nel coinvolgimento di tutto il consiglio di classe. Anche qui riporto frammenti – solo per suggerire la visione del video sul sito NetPoleis: “Non la tecnologia fine a se stessa … centrale è la didattica … 4 classi prime che lavorano insieme … avoriamo nel cloud …”. E infine, sul tema che ha dato il titolo alla giornata: “A cosa serve il libro di grammatica? E epica? La rete ci offre tutto”.

Augusto Tarantini si è inserito in questa prima batteria di relazioni con una riflessione sul crollo dell’oralità: “Esilio della parola; clicca oggi clicca domani … arrivano ragazzi non alfabetici … perché usare le parole se si possono cliccare i bottoni? Una domanda a editori e autori: come affrontare il problema?”

Ed ecco una prima fase di discussione, di cui riporto – dai miei appunti – solo qualche suggestione. Intervengono Capello, “Nella scuola non si interroga più”, Sacchi, “Ma i ragazzi sull’iPad riescono a studiare? Non manca la manipolazione della carta?”, Di Tonne, “Servono indicatori per misurare se l’uso delle tecnologie e delle metodologie descritte migliora l’apprendimento”, Bertolotti del Leone XIII, “wiki: il rischio dell’autoreferenzialità”, Giliberti della De Agostini, “Ma quanto l’accesso alle tecnologie è diffuso? Cosa succederebbe se facessimo solo libri digitali? Attualmente i libri misti sono brutti, perché imposti”, un’insegnante di cui non ho memorizzato il nome, “Ci sono costi, queste iniziative richiedono connessione. Le classi 2.0 sono finanziate, ma le altre? La maggior parte delle classi non è connessa”, il dirigente del Lussana, Quarenghi, che motiva la scelta della sperimentazione, “A scuola gli studenti generalmente si annoiano per via della passività in cui vengono tenuti”, Braga di una scuola media, che racconta il suo lavoro col blog ma ritorna sulla questione “per le sperimentazioni servono soldi“, Vimercati, “Don Milani promuoveva la scrittura collettiva con lavagna e gesso. Adesso c’è il wiki, ma quel che importa è l’idea pedagogica che c’è dietro”, Berengo sul tema dei costi, “all’ITSOS la produzione dei corsi in rete è attività volontaria dell’insegnante, la scuola ha investito sul WiFi ma i netbook sono acquistati dalle famiglie”. E Dianora Bardi, Mara Masseroni, Irene Enriques.

Passiamo alla seconda fase di presentazioni.

Maurizio Chatel, della casa editrice BBN, ha parlato del Testo liquido: “al primo posto i contenuti e la struttura dei contenuti … Deve essere il più usabile possibile … interattività, aggiornabilità … Il TL non è un libro ma un ambiente. E’ una mappa mentale”.

Giulio Blasi, di MediaLibrary online, network italiano di biblioteche pubbliche per la gestione di contenuti digitali, ha presentato il loro modello di distribuzione sia di materiale libero che di materiale coperto da diritto d’autore che potrebbe essere il modo in cui “l’eBook arriverà in mano allo studente”.

Massimo Tosi, dell’ITC “Tosi” di Busto Arsizio, ha raccontato il progetto Book in progress, un progetto di produzione condivisa dei libri di testo da parte di un pool di scuole che “consente di far risparmiare le famiglie sui libri per utilizzare poi questo risparmio sulle tecnologie”.

Antonio Silvagni, I.I.S. “Leonardo da Vinci” di Arzignano, ha presentato un libro di Latino – l’unico accessibile ai non vedenti e ai dislessici – prodotto in Book in progress. “Gli strumenti tradizionali sono rigidi. Il book in progress è molto più flessibile, può essere cambiato da un anno all’altro. Con Moodle – integrata al testo – si possono avere risultati/feedback immediati …”.

Francesco Cappello, promotore del gruppo FaceBook “Zaini leggeri, teste pensanti”, ha presentato un modello didattico coerente con l’affermazione di Danilo Dolci: “io non faccio lezione pongo interrogativi”. “Cercare risposte in gruppo è l’attività principale … gruppi FB per ogni classe (e per i genitori del cdC) … importanza dei laboratori … importanza del far parlare gli studenti perché solo parlando (e scrivendo) acquistano conoscenza … La rete è fatta per implementare la condivisione e la partecipazione”.

Ancora discussione con il pubblico. Intervengono Sacchi sul tema delle adozioni, Giranzani, Valle sul tema del recupero, Di Palma, Ricucci, “gli studenti non sanno più scrivere”, Morosini, “Il miracolo dell’apprendimento non dipende dallo strumento ma dalla didattica”, Barbieri, Bismart, “Partire dal libro di testo e renderlo interattivo e multimediale, renderlo una piattaforma”.

Poi pausa pranzo e ripresa pomeridiana. Intervengono Martino Sacchi, ha presentato il libro prodotto dai suoi studenti,una quinta liceo di Melzo, “La filosofia, da Rousseau a Sartre, e stampato come print-on-demand (7 euro): il print-on-demand come strumento ideale per realizzare antologie ed eserciziari su misura per la classe concreta che ci troviamo davanti senza incappare nel grosso problema legale delle adozioni”. E ha presentato “Il filo di Arianna”.

Marilena Vimercati ha presentato i corsi di italiano per stranieri sviluppati per conto di ISMU su piattaforma Moodle in una logica di riutilizzo di risorse didattiche esistenti e di uso didattico di altre risorse disponibili in rete.

Silverio Carugo, di Didasca, che ha illustrato My DIDAsbag: “10 milioni di volumi. Tutto l’universo di wikipedia, 400.000 lemmi della Treccani, 24.000 LO gratuiti, YouTube for Education, GoogleApps for education … Richiede un totale cambiamento del modo di fare scuola”

Sergio Casiraghi, che ha raccontato Un ecosistema testuale: Internet book su Knol” (il suo intervento si trova qui)

Discussione e una riflessione di Mario Rotta: “Sembrano emergere tre approcci diversi:

  • uno orientato al prodotto (usare le tecnogie per raggiungere risultati),
  • uno orientato ai processi (l’apprendimento non è solo raggiungere un risultato ma attraversare il paesaggio),
  • uno centrato sui problemi”.

Quindi ultima sessione di interventi. Fulvio Dominici. Della Fondazione Ultramundum, ha parlato di giochi didattici, “portare nel mondo della scuola quanto gli studenti sono abituati su playstation … ambiente da videogico come ausilio a un libro o ad altra risorsa didattica” e ha mostrato un esempio di ricostruzione di roma antica. La proposta alle scuole (ma anche agli editori): collaborazione per costruire contenuti di questo tipo.

Flaviano Fanfani, del museo di storia naturale di Firenze, ha illustrato dei giochi, 2D e 3D, sviluppati per la didattica museale. “Il libro non permette di educare alla complessità. Il videogioco sì: giocare, apprendere, modificarsi. In natura il modo di apprendere dei mammiferi è il gioco”. Giochi e eBook; due possibilità: “il gioco nell’eBook o l’eBook all’interno del gioco”.

Giuseppe Gilberto, Skillonline, ha spiegato l’iniziativa “Aula 01, la palestra digitale” patrocinato da AICA: “un ambiente una palestra, dove:

  • gli insegnanti trovano un modo semplice per utilizzare o sviluppare una didattica al passo con i tempi, una guida completa per l’insegnamento dell’informatica basata sul syllabus ECDL, e gli strumenti per monitorare automaticamente i livelli di apprendimento dei propri allievi, attraverso la creazione di verifiche o con l’utilizzo di quelle esistenti;
  • gli studenti trovano materiali didattici come e-book, video lezioni, esercizi e test che consentono di eseguire prove di esame ECDL simulate”.

A proposito di eBook, l’aula 01, ne contiene due, entrambi basati sul Syllabus ECDL, uno basato sui prodotti Microsoft, l’altro su quelli opensource.

Ancora qualche domanda agli ultimi relatori e l’incontro si è chiuso. Aggiungo, a mo’ di conclusione, le impressioni che ne ho tratto:

  1. c’è in giro una grande ricchezza di iniziative nelle scuole; a volte a livello di scuola, come quella del Lussana, in alcuni casi di consorzi di scuole come Book in progress, altre volte a livello di singoli insegnanti o di gruppi di insegnanti che si organizzano in rete,
  2. ciò che unifica queste iniziative sembra essere l’uso della tecnologia come strumento per favorire un ruolo attivo dello studente,
  3. c’è grande vivacità anche a livello di piccoli editori e di una pluralità di centri quali musei, associazioni no-profit, …
  4. ne deriva una grande disponibilità di risorse didattiche – dai testi più tradizionali ai videogiochi – a volte prodotte con gli studenti, generalmente rilasciate come “aperte”,
  5. in questo contesto il libro di testo, come organica e principale – se non unica – fonte di riferimento non ha più senso, né che sia in formato cartaceo né digitale; il “libro”, meglio i libri, sono una delle risorse utilizzabili nella pratica didattica,
  6. … e gli editori?

Io credo che ci sia ancora spazio e ruolo per gli editori. Nell’intervista che gli ho fatto sul numero 2 di questa rivista – Dai costruttori di carrozze ai costruttori di automobili, dagli editori di libri a …? – il dott. Lessona, alla mia domanda “Qual è il cuore del mestiere di editore?”, ha risposto L’organizzazione e la distribuzione dei contenuti”. Ovviamente internet è un potente canale di distribuzione, ma lo è di contenuti disorganizzati. Ogni docente può accedere a contenuti “illimitati”, può organizzarli come vuole e può decidere come distribuirli ai suoi studenti. Ma è un’attività che richiede tempo, fatica, e anche buone capacità di progettazione didattica.

Dunque: qualche insegnante lo fa in autonomia o, meglio ancora, con i suoi studenti. Altri insegnanti si raggruppano per farlo. Altri ancora potrebbero desiderare che ci sia qualcuno – un editore – che abbia proposte da offrire. Ma dovranno, in ogni caso, essere proposte aperte, integrabili con altro, probabilmente più un ambiente con repository cui accedere che non un libro. Forse a sostituire la carrozza non sarà un’automobile ma un sistema integrato di trasporti.

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