N°2 – SETTEMBRE 2011 – In questo numero

di Valerio Eletti
Università La Sapienza – Roma
valerio.eletti@uniroma1.it


 

 

 

 

Il numero 2 di Bricks ha per tema centrale gli eBook, i “libri elettronici” di cui si parla sempre di più e sempre più spesso sia per la scuola che per l’editoria consumer, la letteratura e la saggistica.

Che cosa sono gli eBook?

Per prima cosa dobbiamo sgombrare il campo dalle ambiguità e dai fraintendimenti: una operazione indispensabile, dato il panorama davvero variegato di usi e interpretazioni del termine “eBook”, che viene oggi comunque usato in prevalenza in maniera riduttiva come semplice traslazione del libro cartaceo in digitale: applicazione certamente valida, ma molto parziale, dato che con lo stesso termine eBook possiamo indicare un ventaglio di prodotti e – attenzione! – anche di servizi, che comprende soltanto come prima declinazione elementare quella del volume cartaceo riprodotto (riproposto) su schermo in formato digitale.

Elenchiamo quindi le ambiguità e le declinazioni in maniera sintetica (rimandando per il glossario di base e per un primo approfondimento al manuale “Che cosa sono gli e-book”, Carocci 2008, che ho scritto con Alessandro Cecconi).

Primo:
il termine eBook rende palese un’ambiguità che risiede da sempre nella parola ‘libro’, senza che venga normalmente percepita: libro è infatti sia l’oggetto che possiamo mettere sotto la gamba di un tavolo traballante (l’hardware, si potrebbe dire oggi), sia il contenuto immateriale (il software) che i lettori possono fruire in luoghi e tempi separati: il libro, dicono infatti gli economisti, è contemporaneamente un bene pubblico e un bene privato. Ce ne siamo resi conto solo quando abbiamo iniziato a parlare di eBook, perché solo in questo caso possiamo separare il supporto di lettura (sia esso un iPad della Apple, un Kindle della Amazon o un reader della Sony) dal contenuto (sia esso la banale digitalizzazione di un vecchio libro cartaceo oppure un complesso insieme di lessìe ipertestuali, con contributi multimediali, fruibile in maniera interattiva e/o condivisa in rete).

Secondo:
per ora chiamiamo con l’unico termine eBook un insieme di prodotti e servizi che probabilmente con il tempo assumeranno non solo profili ma anche nomi diversi, dato che alcuni avranno caratteristiche più vicine ai libri cartacei tradizionali, altri ai prodotti multimediali, altri a videogiochi o a simulazioni più o meno immersive, e altri ancora saranno una sorta di palinsesti cresciuti per accumulo grazie al contributo di diversi autori/lettori. Non per niente già alle origini delle prime esperienze sperimentali di eBook (sia on line che su CdRom) abbiamo avuto esempi di romanzi ipertestuali, a bivi, come il classico Afternoon, a story di Michael Joyce; o libri multimediali e interattivi di favole su CdRom  come Le livre de Lulù, di Romain Victor-Pujebet, definito da Amazon come “One of the great children’s CdRoms of all-time”; o ancora avventure immersive per l’apprendimento ludico come un altro CdRom famoso in tutto il mondo: Opera fatal, un titolo tedesco pubblicato in Italia negli anni Novanta con grandissimo successo da Edizioni la Repubblica.

Terzo:
la filiera editoriale viene sconvolta dal passaggio al digitale, dato che tutti gli attori della catena vengono toccati a vario titolo: prima di tutto i distributori (sostituiti o integrati dalle organizzazioni di vendita on line); poi gli autori (sia perché scrivere in digitale è profondamente diverso dallo scrivere manualmente con la penna o la macchina da scrivere, sia perché si dovrà tenere conto sempre più della rete di lettori-collaboratori che potranno agire in qualche caso e in qualche modo sull’eBook); poi appunto i lettori, per i motivi appena accennati; e infine gli editori, che vedranno a volte e in certi casi messo in discussione oppure, all’opposto, esaltato il proprio ruolo di ‘garanti del lettore’ (tra parentesi dobbiamo accennare al fatto che c’è una questione dentro la questione: è quella relativa allo standard e alla protezione dei contenuti digitali, con i confronti turbolenti che si registrano tra i vari sistemi di DRM – Digital Rights Management – e la messa in discussione del Copyright, con l’affacciarsi di sistemi sfumati e complessi come quelli definiti dall’insieme Creative Commons, tema affrontato in diversi articoli di questo numero di Bricks).

Quarto:
quando applichiamo tutto ciò al mondo della scuola, dell’università e della formazione aziendale o continua, dobbiamo tenere conto di tutto quando detto nei primi tre punti, aggiungendo in più la consapevolezza dell’aumento di complessità dovuto all’utilizzo dell’eBook per avviare e consolidare percorsi di apprendimento che possono assumere profili molto diversi tra loro (a seconda degli obiettivi didattici, della tipologia dei discenti, della disponibilità di tempi e di budget): dai percorsi formativi semplici e lineari caratterizzati dal trasferimento di conoscenza di ascendenza comportamentista, a quelli più articolati di taglio cognitivista, fino ad arrivare alla bellezza e alle difficoltà di gestione della complessità insita negli approcci socio-costruttivisti all’apprendimento in gruppi di lavoro e di studio, come nel caso appunto di un’aula scolastica.

Perché ci occupiamo di eBook?

Possiamo qui indicare in sintesi tre motivi principali:

A) per rispondere operativamente e in concreto, oltre che metodologicamente e in via teorica, ai fumosi obblighi ministeriali che fanno leva purtroppo finora soltanto sulla economicità del digitale rispetto al cartaceo (ricordiamo che è da più di due anni – esattamente dal 10 febbraio 2009 – che il Miur ha emanato la circolare n. 16 che avvia l’adozione del libro digitale);

B) per rispondere all’interesse degli studenti e delle famiglie che si trovano in casa lettori anomali di eBook, quali l’iPad o l’iPhone e loro concorrenti diretti, e si chiedono perché nella scuola non si usino strumenti del genere per coinvolgere i loro ragazzi, nativi digitali interessati, motivati e ben disposti verso tutto ciò che passa attraverso uno schermo;

C) e quindi per cercare di individuare alcune linee guida per un uso innovativo, efficace e non modaiolo del nuovo strumento, tenendo conto del fatto che intorno a un testo (o meglio a un ipertesto multimediale interattivo)  si può costruire una comunità che opera sul prodotto di base per far crescere un lavoro in progress in grado di creare forte collaborazione, apprendimento sociale e individuale, stimolando sia la creatività del singolo sia la capacità di auto-organizzazione del gruppo di studio.

Come ci occupiamo di eBook?

Abbiamo chiesto di dare un contributo all’argomento a editori, insegnanti, sperimentatori ed esperti, in modo da fornire ai nostri lettori una panoramica ampia e a-ideologica che consenta loro sia di farsi una propria opinione accedendo a punti di vista diversi, sia di cominciare a ragionare in concreto sulle effettive applicazioni del ventaglio di strumenti che vanno sotto l’ampio ombrello della parola eBook.

A. INQUADRAMENTO GENERALE:

Mario Rotta: autore con Bini e Zamperlin di Insegnare e apprendere con gli eBook, un eBook scaricabile gratuitamente dal sito di Garamond,  rileva nel suo articolo che, nonostante il boom di interesse per gli eBook, rimangono ancora molto confusi lo scenario e le linee di sviluppo dei nuovi prodotti e servizi, per varie ragioni tra cui l’entrata sul mercato di nuove tipologie di lettori ibridi (“si sta configurando una nuova galassia, che quasi certamente modificherà in modo profondo la nostra relazione con i contenuti, l’informazione e la conoscenza”); si stanno studiando in vari contesti gli effetti che le nuove tecnologie (portatili e personali, con caratteristiche di ubiquità e continuità) possono portare nell’apprendimento e nell’insegnamento; Rotta anticipa qualche primo risultato delle ricerche condotte, in particolare negli USA, sui cosiddetti Pmlke (Personal Mobile Learning & Knowledge Environments): lasciamo alla lettura dell’articolo il merito delle risposte.

Marco Guastavigna: noto agli insegnati per il suo ormai classico libro sulle mappe concettuali, prende spunto dall’esempio concreto di una sua lettura estiva per spiegare come funziona il più famoso degli eBook reader, il Kindle di Amazon, e per farne emergere i molti vantaggi concreti rispetto alla lettura su carta; analoga operazione – sempre molto concreta – Guastavigna la fa parlando dei punti di forza delle librerie on line, sia private che pubbliche. Per concludere con una serie di riflessioni (in prevalenza pessimiste per il nostro Paese) sulla difficoltà di attuare una trasposizione della consultazione digitale nelle aule scolastiche: dalla “gattopardesca via d’uscita” del Miur, alle miopi e prepotenti rendite di posizione dei grandi editori scolastici, fino alle difficoltà pratiche come quelle che riguardano diritto d’autore, codici per il download, mancanza di strumenti di lettura, conflitto fra diverse metodologie didattiche.

Mauro Sandrini: ingegnere e sociologo autore del libro (ed eBook) Elogio degli eBook, presenta la sua visione delle potenzialità e dei vincoli che accompagnano l’esperienza della realizzazione e della utilizzazione di un eBook in aula: Sandrini parte dalla fotografia dell’attuale binomio insegnante-libro che (ancora) sta alla base della scuola,  per valutare poi i punti di forza della novità eBook rispetto ad altre innovazioni tecnologiche come il CdRom degli anni Novanta o le recenti LIM (di cui ci siamo occupati nel numero 1, Giugno 2011, di Bricks); pone quindi la questione del self publishing degli insegnanti (su questo tema si veda anche l’opinione di Agostino Quadrino); e in conclusione spiega perché secondo lui gli eBook “non sono una tecnologia, sono una moda: ma non sono un optional”; e perché non bisogna cedere alla tentazione di trasformare l’eBook in uno strumento di controllo delle azioni degli studenti.

B. EDITORI: DUE PUNTI DI VISTA CONTRASTANTI

Michele Lessona: è presidente della De Agostini Scuola e dirigente della AIE, l’Associazione Italiana Editori che ogni settembre si trova nell’occhio del ciclone delle polemiche per la questione del peso, del prezzo e delle nuove edizioni dei libri scolastici e che ha, da sempre, una posizione decisamente conservatrice, in difesa dello statu quo. Pierfranco Ravotto ha intervistato Lessona centrando le domande sulle opportunità e le minacce costituite dagli eBook per gli editori, e per quelli scolastici in particolare. Lessona si mostra assolutamente cosciente del fatto che si sono aperti scenari nuovi che mettono in discussione la sopravvivenza di un editore tradizionale, ma restituisce l’immagine di chi – non riuscendo a immaginare una strategia di transizione da "costruttore di carrozze" a "costruttore di automobili", secondo una sua lucida affermazione – cerca di rimandare, nell’interesse degli azionisti e dei dipendenti, il momento della resa dei conti.  E, dunque, le Creative Commons hanno senso in altri contesti, gli insegnanti sono comunque in maggioranza troppo anziani per utilizzare Web, Lim ed eBook, è difficile aprire a nuove esperienze digitali dato che “pensare e produrre il nuovo costa tempo, impegno, investimenti ulteriori che si aggiungono a quelli per il cartaceo e per ora non c’è un mercato che ripaghi degli sforzi”. Credo che sia davvero molto interessante per chiunque si occupi di insegnamento e di scuola leggere le risposte di Lessona alle domande di Ravotto, per comprenderne le motivazioni e per ragionare sul futuro dell’editoria scolastica.

Agostino Quadrino: editore della casa editrice Garamond (didattica digitale), rappresenta le posizioni tipiche dei piccoli e medi editori esterni all’AIE (o usciti come la stessa Garamond dall’Associazione per visioni divergenti) che puntano sull’editoria digitale con spirito innovativo e grandi rischi, elaborando e sperimentando di volta in volta strategie di business adatte alla variazione delle leggi sull’editoria e dei regolamenti scolastici (a questo proposito si veda l’agile e acuto libro di Serena Fusco che presenta i modelli di business e le innovazioni dei cosiddetti “magnifici sette” dell’editoria digitale italiana: Gli orizzonti dell’editoria online; il volumetto si può scaricare in PDF dal sito dell’editore Guaraldi). L’intervento di Quadrino si può leggere come contraltare di quello del rappresentante AIE: altrettanto se non più interessante per le proposte innovative che riguardano l’utilizzo dell’editoria digitale nelle scuole italiane, nell’ottica delle Creative Commons. Anche in questo caso consiglio vivamente la lettura dell’articolo a chiunque si occupi di insegnamento e di scuola.

C. LE ESPERIENZE E LE RIFLESSIONI DI CHI CI LAVORA

Maria Grazia Fiore: presenta i punti chiave emersi dalla ricca serie di interventi che si sono messi a confronto nell’ormai “storico” eBookFest tenutosi un anno fa, nel settembre 2010, a Fosdinovo, in Lunigiana; punti chiave che sono attuali oggi come un anno fa. Ne citiamo qui uno solo per tutti: la tendenza e la volontà della stragrande maggioranza degli editori scolastici di realizzare dei libri digitali il più possibile simili a quelli cartacei, senza tentare di sfruttare nessuna delle tantissime opportunità offerte dalla ipertestualità, dall’interazione, dalla multimedialità e dalla connessione in rete tra soggetti diversi: tutte caratteristiche peculiari di ogni prodotto e servizio digitale on line.

Noa Carpignano: piccola editrice (BBN – BoxingBooks on the Net), agguerritissima sul fronte del digitale, animatrice e musa dell’eBookFest di Fosdinovo, la Carpignano esplicita il suo pensiero laterale, innovativo e provocatore già nel titolo del suo intervento: “I libri di testo hackerabili”. In concreto la sua è la proposta di una piattaforma per testi digitali che funga anche da ambiente di apprendimento e da social network: affronta così la questione centrale del valore aggiunto dell’eBook come servizio, oltre che come prodotto; e soprattutto la questione del modello economico che, grazie a una visione di superamento del diritto d’autore classico grazie a Creative Commons o “licenze estese”, individua nella “condivisione” il perno dell’azione culturale ed economica dell’editore digitale per la scuola.

Complementare al testo di Noa Carpignano è quello di Maurizio Chatel, direttore editoriale dell’area umanistica della stessa casa editrice BBN, che approfondisce il punto di vista teorico, pratico e metodologico legato all’utilizzo di quelli che – parafrasando Zygmunt Bauman – Chatel definisce “testi liquidi” per l’apprendimento di nuova generazione, adatto ai nativi digitali, senza per questo penalizzare gli insegnanti. Moltissimi gli spunti di riflessione e di discussione: come quello sulla concezione complessa dell’eBook come “canale” comunicativo (appunto il “testo liquido”) rispetto a quella elementare dell’eBook come semplice trasposizione del cartaceo in digitale;  o come quello della preparazione dell’insegnante necessaria per affrontare modelli di comunicazione e di coinvolgimento così ardui per gli immigrati digitali (come sono anche gli insegnanti) che si trovano a colloquiare in posizione di svantaggio con i nativi digitali (gli studenti). Davvero interessanti dal punto di vista operativo sono infine le soluzioni concrete proposte da Chatel nel corpo e in conclusione del suo articolo.

Francesco Leonetti: coordinatore del Corso di perfezionamento sugli eBook all’Università della Tuscia, entra in alcune questioni tecniche specifiche molto utili dal punto di vista operativo per chi vuole realizzare un eBook per i suoi corsi.  Per esempio: conviene sviluppare l’eBook in standard ePub o come applicazione per tablet? Quali sono i vantaggi e gli svantaggi delle due scelte? Come si inserisce un audio o un video in un eBook? Che cosa è e che cambiamenti comporta il nuovo standard ePub3?

Concludiamo la carrellata con due articoli su esperienze molto stimolanti, curati entrambi da Paola Limone.

Uno riguarda Wikibooks, “un progetto multilingue per la redazione di libri di testo, manuali, libri commentati, in formato digitale e dal contenuto libero e gratuito, sviluppati in forma collaborativa”: una iniziativa bottom-up nata in lingua inglese nel terreno di coltura creato da Jimmy Wales con Wikipedia, che però non ha ancora trovato uno sviluppo adeguato in lingua italiana. Commenta a questo proposito Paola Limone: “La grande libertà di accesso offerta da Wikibooks non ha saputo, al momento, creare una vera comunità di insegnanti e ricercatori italiani.”

Ma rilancia con l’aggancio al secondo articolo: “Esperienze come quella del progetto Bookinprogress – di cui ho parlato in un altro articolo – ci dimostrano però che in Italia si possono ottenere ottimi risultati lavorando in rete con altri docenti della stessa disciplina”.  Ed eccoci così all’ultimo articolo di questo speciale dedicato al tema dei libri elettronici: l’intervista di Paola Limone al Preside dell’ITIS Majorana di Brindisi, promotore della felice iniziativa nata lo scorso anno e a cui hanno già aderito 27 scuole: “Le motivazioni sono state quelle di scrivere dei contenuti più vicini ai ritmi di apprendimento degli alunni, modificabili ed adattabili agli stessi al fine di promuovere l’eccellenza e/o favorire il recupero”.

Altri argomenti oltre all’eBook

Il numero 2/2011 di Bricks offre poi, oltre alla sezione tematica dedicata all’eBook, una serie di articoli dedicati a argomenti di attualità o di cronaca che possono interessare i nostri lettori:

  • nell’area “Competenze e certificazioni” abbiamo un articolo di Antonio Piva che tratta di una esperienza di Ecdl nel NordEst;
  • nell’area “progetti europei” Maria Ranieri parla del progetto “MyMobile”;
  • per la rubrica “Dalla rete” abbiamo poi un articolo di Antonio Fini dedicato al caso del corso Artificial intelligence dell’Università di Stanford;
  • per finire con “Dall’estero” in cui Marcello Scalisi, direttore di EuroMed,  presenta la petizione su cui si stanno raccogliendo firme per l’avvio di progetti di mobilità – sull’esempio dei programmi Leonardo da Vinci ed Erasmus – fra i paesi del Mediterraneo.

 

Mi permetto di aggiungere in conclusione una nota personale: un saluto a tutti voi, cari lettori e collaboratori di Bricks, e un augurio sincero di buon lavoro.

Dal prossimo numero infatti lascerò il gratificante incarico di condirettore, per l’impossibilità di poter seguire i lavori della rivista in maniera soddisfacente, a causa dell’impegno sempre più pressante che mi coinvolge sul fronte degli studi e delle ricerche sulle reti e i sistemi complessi, e in particolare sulla cosiddetta complexity education (che spero prima o poi potrà essere argomento monografico di un numero di Bricks).

Mi farà molto piacere dare ragguagli su questi studi a chiunque sia interessato all’argomento: sono facilmente raggiungibile attraverso il sito del Complexity Education Project collegato con il Label Cattid dell’Università Sapienza di Roma.



Condividi!
Share On Twitter

You may also like...

1 Response

  1. Maria Grazia scrive:

    Ti ringrazio di questa interessante e densa introduzione. Non ci perderemo sicuramente di vista: la tua ricerca merita approfondimento… 🙂

Lascia un commento

Show Buttons
Share On Facebook
Share On Twitter
Share On Google Plus
Hide Buttons