Wikibooks, un viaggio tra i creatori di libri



Ultimi giorni di vacanza, si respira già aria di scuola ma lo spirito è ancora avventuroso, e anche nella rete si possono fare esplorazioni molto interessanti. La mia attenzione è stata così attirata da un progetto multilingue per la redazione di libri di testo, manuali, libri commentati, in formato digitale e dal contenuto libero e gratuito, sviluppati in forma collaborativa. Il progetto si chiama Wikibooks, è stato avviato il 10 luglio 2003, e fa parte della famiglia dei progetti della Wikimedia Foundation, associazione senza scopo di lucro per la diffusione della conoscenza libera nel mondo che gestisce anche progetti come Wikipedia e Wikisource.

Attualmente il progetto più grande di Wikibooks è in lingua inglese, mentre la versione italiana conta al momento (agosto 2011) 340 libri.
Grazie al creatore di libri è possibile produrre un libro contenente pagine wiki a propria scelta. È possibile esportare il libro in diversi formati (per esempio PDF e ODF) oppure ordinare una copia stampata.
I libri sono rilasciati sotto licenza CreativeCommons Attribution-Share alike che mantiene la proprietà agli autori ma concede a tutti la possibilità di usare, modificare e distribuire a patto di citare l’autore originario e di mantenere sul prodotto derivato gli stessi diritti.

Esplorazione

Mi è piaciuta molto la presentazione offerta all’esploratore/visitatore, grazie ad un elenco di voci presenti in home page:

  • cos’è Wikibooks
  • cosa non è Wikibooks
  • cosa mettere su Wikibooks
  • cosa non mettere su Wikibooks
  • errori comuni
  • cinque pilastri
  • politiche e linee guida

La pagina dedicata alla Comunità di Wikibooks è davvero molto ricca di suggerimenti: impariamo come registrarci, consultiamo la biblioteca, leggiamo i principi che si è data la comunità e addirittura il il gergo dei wikibokiani. Nella stessa pagina abbiamo la possibilità di capire cosa possiamo e non possiamo fare, tentare i primi passi con un tutorial e utilizzare pagine di prova dove anche se facciamo pasticci nessuno ci sgriderà.
Nel proseguire la mia esplorazione ho scoperto che iscrivendomi posso collaborare aiutando a creare e completare libri e manuali tecnici, scientifici o umanistici. Non posso pubblicare materiale protetto da copyright  e materiale di cui non sia specificata  la licenza, né pubblicare opere di narrativa o di poesia: Wikibooks infatti accetta soltanto manuali e libri di testo, ovvero materiale con finalità didattica e divulgativa.
Come lettore ho la possibilità di seguire lo stato di pubblicazione di un libro grazie ad una icona che indica lo sviluppo dei singoli capitoli e  il livello di completezza in una scala che va da:

  • in via di sviluppo,
  • completo a metà,
  • quasi completo,
  • completo.

Ci sono molti altri modi per rendersi utili all’interno della comunità, ad esempio facendo il “lavoro sporco”, cioè tutte quelle operazioni di manutenzione non strettamente legate all’elaborazione dei libri, quali l’alleggerimento, lo spostamento e lo smembramento di pagine, la segnalazione di link inutilizzati, …
Se siamo portati per le lingue potremo invece dedicarci alla traduzione di testi sviluppati da Wikibookiani in altre lingue.

Ho iniziato subito a leggere la pagina del “Cosa non è” ed ho scoperto che Wikibooks non è un sacco di cose: un’enciclopedia, un dizionario, un tutor, un palco per comizi, un campo di battaglia, una sfera di cristallo…Ogni voce relativa a qualcosa che non è Wikibooks è attentamente spiegata, in modo comprensibile a tutti, e con un sottofondo ironico che mi ha invitato a continuare il percorso esplorativo.

Finalmente, al termine della visita, mi sono imbattuta nel bar del Wikibooks. A dire il vero speravo in qualcosa di più brioso, si tratta invece del punto d’incontro e discussione dove si possono porre domande, fare osservazioni o inserire comunicazioni di carattere generale.

Ma chi comanda?

Chi comanda in Wikibooks? Wikibooks è priva di un capo-redattore o di un meccanismo centrale, dall’alto in basso, che controlla ed approva il progresso giornaliero dell’enciclopedia. I partecipanti sono sia scrittori che redattori, quindi la maggior parte delle politiche e delle linee guida sono fatte rispettare dai singoli utenti che modificano le pagine, e discutono dei problemi tra loro. La politica in vigore è stata condensata nella pagina dal nome evocativo: “I cinque pilastri”.

Pensiero positivo

Al termine dell’esplorazione mi è sembrato doveroso leggere anche la pagina dedicata alle donazioni: ho trovato l’appello del fondatore di Wikipedia Jimmy Wales, una breve cronistoria di ciò che è stato il percorso di Wikipedia in dieci anni dalla nascita.
Mi è piaciuto soprattutto il post scriptum, lo riporto in conclusione:
“Wikipedia dimostra come la gente come noi possa fare cose straordinarie. Persone come noi scrivono Wikipedia, una parola dopo l’altra. Persone come noi la aiutano a sostenersi, una piccola donazione per volta. È la prova di come insieme abbiamo la possibilità di cambiare il mondo”
Ci voglio credere.

Il pelo nell’uovo

Passo ora ad alcune osservazioni finali: dalla pagina dedicata ai membri italiani di Wikibooks risulta che gli iscritti sono pochi, e di loro in alcuni casi non è dato sapere nulla se non il nickname, mentre per altri si tratta di studenti,  Ho trovato solo due docenti … Questo problema a mio parere lascia aperte una serie di domande sulla validità dei testi didattici proposti, domande alle quali solo degli esperti sapranno rispondere.
Dal portale non è inoltre possibile sapere quante persone hanno effettivamente scaricato/utilizzato i testi presenti o se questi sono stati adottati da qualche insegnante.
Nell’introduzione ho scritto che dall’homepage risultano 350 libri in lingua italiana, in realtà se cerco i testi scaricabili scopro che sono solo 22, in quanto per gli altri i lavori sono in corso, a volte da troppo tempo.

Conclusioni

Avere buone idee non sempre è garanzia di successo,  nella versione italiana di Wikibooks qualcosa non ha funzionato … Il partecipare a redigere una voce su Wikipedia richiede meno impegno che non lo scrivere collettivamente un testo con persone che non conosci e della cui preparazione non sai nulla. Esperienze come quella del progetto Bookinprogress di cui ho parlato in un altro articolo ci dimostrano però che in Italia si possono ottenere ottimi risultati lavorando in rete con altri docenti della stessa disciplina. La grande libertà di accesso offerta da Wikibooks non ha saputo, al momento, creare una vera comunità di insegnanti e ricercatori italiani. Un bene? Un male? Sarebbe interessante poter aprire un dibattito in merito.

Condividi!
Share On Twitter

You may also like...

1 Response

  1. Alfredo Tifi scrive:

    Wikibooks: così a occhio e croce direi che sono una buona cosa. Vedo però una difficoltà nel pensare alla trasformazione dei wikibooks in libri di testo in senso classico, cioè statico. “Adottabili”, come tu dici. Oltre alle problematiche didattiche generali del concetto di “libro di testo adottabile”, di cui ho scritto sotto Bookinprogress, mi pare di cogliere un problema di fattibilità: un tipo di organizzazione del libro ne esclude altre; e nell’escludere una particolare organizzazione-struttura si escludono contributi validi. Perché farlo? perché non ridisegnare piuttosto l’obiettivo in “wikischolars”? Non preoccuparsi tanto della creazione del libro di testo scaricabile o fruibile online, con le sue caratteristiche di completezza, coerenza stilistica e strutturale ecc. ecc. necessarie per entrare nel mercato. Ma raccogliendo, catalogando e validando col metodo tipico del wiki, le “soluzioni esplicative” sulle quali esperti della disciplina e del suo insegnamento potrebbero interagire.
    Andando a leggere gli esempi, tutti incompiuti, ci rendiamo conto che i wikibooks sono invece appesantiti dalla funzione informativa-documentativa (come autore conosco bene la preoccupazione delle parole che saltano fuori a un certo punto e bisogna aver cura di andarle a sistemare, spesso letteralmente infilare, nei “capitoli precedenti” che così rischiano di diventare sempre più infarciti di nozioni) che è utile solo nell’improbabile eventualità che un docente X adotti quel wikitomo per tutta la programmazione dall’inizio alla fine dell’anno scolastico.

Lascia un commento

Show Buttons
Share On Facebook
Share On Twitter
Share On Google Plus
Hide Buttons