Book in progress, dalle scuole per le scuole.

Intervista al DS Salvatore Giuliano di Book in Progress
di Paola Limone
Rivoli 1° Circolo

http://share.dschola.it/rivoli1/spocchiedilimone/index.html


Da anni sono particolarmente interessata a tutti i progetti didattici significativi che le scuole organizzano e condividono in rete: è un modo di lavorare che permette di abbattere muri e barriere e di crescere insieme professionalmente, spesso all’interno di un patto formativo con famiglie e studenti.

Per queste ragioni sono stata molto contenta di poter approfondire per Bricks il progetto Book in progress, ideato dall’Istituto Tecnico Industriale “Ettore Majorana” di Brindisi.  Il progetto prevede la produzione in versione cartacea e digitale di libri di testo da parte di 300 docenti della rete nazionale  che si è creata, rete che ogni anno si arricchisce di nuove collaborazioni. L’intento è quello di agevolare l’apprendimento degli allievi utilizzando un linguaggio più semplice e più comprensibile, lasciando comunque alla libera iniziativa delle famiglie la possibilità di acquistare i libri di testo adottati che diventano solo “consigliabili”. Altro obiettivo è il  creare una relazione più personale tra docenti e studenti, alleviando al contempo la spesa delle famiglie per l’acquisto dei libri di testo.

La struttura del Book in Progress consente la creazione di un prodotto flessibile, aggiornabile di anno in anno, che varia i contenuti da trasmettere sulla base delle esigenze didattiche, formative e degli apprendimenti degli allievi, e degli stimoli provenienti dal territorio.

Ho avuto l’opportunità di contattare telefonicamente il Dirigente Scolastico dell’Istituto Majorana, il dottor Salvatore Giuliano, e di porgli alcune domande. Lo ringrazio per la simpatia con cui mi ha accolto, e per l’entusiasmo che mi ha fatto percepire “a distanza” per il grande lavoro che tutto il gruppo sta portando avanti.

Come è nato il vostro progetto e a partire da quali motivazioni?

Il progetto book in progress è nato nel 2010 nell’ITIS Majorana di Brindisi. Le motivazioni sono state quelle di scrivere dei contenuti più vicini ai ritmi di apprendimento degli alunni, modificabili ed adattabili agli stessi al fine di promuovere l’eccellenza e/o favorire il recupero.

Quante sono le scuole che compongono la rete?

Dopo il primo anno le scuole che hanno aderito alla rete sono state 13. Attualmente la rete nazionale book in progress conta 27 scuole diffuse su tutto il territorio nazionale.

Come si lavora alla produzione degli eBook ? Vengono prodotti scuola per scuola o da gruppi di lavoro fra più scuole?

Nel mese di ottobre di ogni anno si organizza il collegio dei docenti della rete nazionale. Ci si incontra per tre/quattro giorni. In queste giornate si effettua la formazione comune e i docenti della medesima disciplina si incontrano al fine di definire la struttura dei contenuti del prossimo anno, individuano un coordinatore al loro interno e si suddividono i compiti. Successivamente si scambiano i materiali mediante un’apposita piattaforma web e nei mesi di febbraio/aprile si incontrano in presenza al fine di chiudere e condividere in plenaria i libri prodotti.

Quanti sono gli insegnanti coinvolti?

Attualmente i docenti coinvolti sono circa 500. Le discipline oggetto del book in progress sono tutte le discipline del biennio dei licei, tecnici e professionali organizzate per diversi livelli di partenza e calibrati sugli obiettivi specifici di apprendimento di ogni indirizzo.

Cosa hanno prodotto fino ad ora i partecipanti?

Il piano editoriale del Book in Progress prevede la consegna dei libri di testo per le seguenti discipline: italiano, storia, geografia, scienze integrate chimica, inglese, scienze integrate fisica, diritto ed economia, matematica, informatica, tecnologia e disegno, scienze naturali per le prime e seconde classi dei Licei, degli Istituti Tecnici e degli Istituti Professionali.  Nel documento scaricabile all’indirizzo http://www.bookinprogress.it/files/bookinprogress.zip sono visionabili le prime pagine del “book in progress” di alcune discipline.

Come vengono usati gli eBook con gli studenti? Sostituiscono i libri di testo? Gli studenti vengono coinvolti nella produzione?

Il book in progress sostituisce il libro di testo. I ragazzi utilizzano i netbook con le copie digitali del book in progress e con i learning object. Anche gli alunni sono coinvolti nella redazione del book in progress. I lavori migliori sia in forma cartacea che digitale vengono messi a disposizione di tutta la rete.

I risultati dei quiz e dei test vengono salvati? Dove e come fa il docente a raccoglierli?

I risultati dei test vengono memorizzati in due modalità: gli esercizi svolti in classe, mediante MimioVote, vengono memorizzati sul registro di classe elettronico. Gli esercizi svolti a casa vengono memorizzati sulla piattaforma elearning.

Quali cambiamenti avete riscontrato nella didattica?

I cambiamenti nella didattica sono fondamentali. L’alunno è posto al centro del processo di apprendimento. Mediante la tecnologia presente nelle nostre aule, alunni e docenti della rete, in qualunque parte del mondo si trovino possono interagire fra loro. Le lezioni vengono videoregistrate e rese disponibili in rete al fine di promuovere ulteriormente lo sviluppo degli apprendimenti.

Quali sono le caratteristiche tecniche dei vostri eBook?

La versione digitale del book in progress è prodotta con software proprietario (Articulate) e prevede la fruizione dei contenuti in modo interattivo, simulazioni, video e test per l’autoverifica.

E’ possibile diffondere il progetto ad altre scuole e farlo approvare dalle Amministrazioni scolastiche di altri Istituti in Italia?

Il gruppo  mette a disposizione delle scuole che ne avanzeranno richiesta il nostro lavoro a titolo gratuito, con l’intento di creare dei testi condivisi dove è possibile apportare miglioramenti continui. Con il semplice accredito attraverso il nostro sito le scuole interessate potranno condividere il progetto e fornire il proprio contributo.

Quali sono le prospettive e gli obiettivi futuri?

Ci piace pensare ad una scuola che vada ben oltre i confini ristretti delle  mura dell’aula. Che ci piaccia o no, i nostri allievi, i cosiddetti nativi digitali, apprendono in modo completamente diverso rispetto ai loro colleghi di solo dieci anni più grandi. Il nostro motto? “Il futuro non è più quello di una volta!”

Condividi!
Share On Twitter

You may also like...

3 Responses

  1. Alfredo Tifi scrive:

    Il mio punto riguarda il testo scolastico: la sua utilità, la sua trasformazione. Se andiamo ad analizarne le funzioni, si possono riconoscere la funzione informativa-documentativa, la funzione esplicativa, la funzione di riferimento. In poche parole: la parte “bignamica”, poi la parte che mi spiega e mi “parla” in modo da aiutarmi a capire, e infine la possibilità di essere trasformato in un riferimento in cui “ritrovare le cose” a distanza di tempo, che è anche il motivo per cui non vorrò mai rivendermi quel libro.
    Nell’epoca in cui Internet non c’era e in cui nella scuola secondaria diverse discipline venivano identificate con i contenuti dei rispettivi libri di testo, le tre funzioni erano in essi compresenti. La comprensione poteva essere considerata un processo al limite in cui sia gli insegnanti che gli alunni potevano tendere, per quantità e qualità di conoscenze, all’ideale rappresentato dal testo adottato (il cui autore era, o comunque era considerato, un cultore-padreterno della disciplina). Che un testo sostanzialmente immutato da 30 o più anni potesse fornire una visione cristallizzata di una disciplina altrimenti dinamica, non destava alcuna preoccupazione: le conoscenze potevano anche evolvere e le discipline trasformarsi, tanto a scuola nessuno pretendeva di insegnare le discipline, ma bensì le materie scolastiche che erano, per l’appunto, un tutt’uno con la tradizione immutabile di tali tomi.

    Ora, qualcosina è cambiato, anche se per la maggior parte dei dicenti (era un errore di digitazione, ma posso benissimo lasciarlo) pare che non sia accaduto nulla. Le tre funzioni, assieme alla mediazione dell’insegnante, continuano ad essere importanti anche oggi, certamente; ma non hanno più la necessità di dover coesistere in una stessa opera, sia essa cartacea, digitale o mista.
    La funzione informativa – documentativa si può benissimo realizzarla liberamente e creativamente usando un noto “contenitore” autoaggiornato e gratuito, senza considerare la crescente disponibilità di opere specializzate non scolastiche in formato digitale (risparmiamo già con ciò molti alberi). I “bignami” dunque non servono più a nulla, se non a riportarci verso vecchi riferimenti culturali che non esistono più in natura.
    Le funzioni esplicativa e di auto-riferimento pedagogico sono quelle che un alunno diligente dovrebbe trovare nel proprio testo, se quel testo corrispondesse alle scelte curriculari ed epistemologiche del docente e se tali scelte fossero rispettate anche nelle lezioni in classe. Solo così, in pratica, la funzione esplicativa del testo potrebbe permettere all’alunno di avere risposte a domande coerenti con quelle nate dal contesto educativo. Solo così l’alunno imparerebbe a costruirsi i riferimenti (punti o paragrafi notevoli, soggettivamente, che rendono quel libro un insostituibile riferimento alla mia preparazione) sui quali tornare ciclicamente per costruire la propria struttura narrativa-disciplinare, in corrispondenza tra testo ed esperienza in classe.

    Ora, a meno di non voler congelare la didattica, o “curvarla” su un dato testo, la grande flessibilità richiesta dalla differenziazione e dalla effettiva centralità e variabilità dei bisogni cognitivi degli studenti, impediscono la scelta, o anche la semplice concezione di un testo sufficientemente adeguato a tutte e tre le funzioni. Se ci proviamo, a sceglierlo, ad usarlo, con le difficoltà di comprensione della lettura che gli studenti oggi hanno, ci ritroviamo presto con spiegazioni non richieste, esplicazioni non comprensibili e non comprese, o comprese solo in senso letterale, assenza di punti di riferimento e, al massimo, qualche tabella o schema da cui prendere dati per fare qualche esercizio. Stiamo sciupando intere foreste.

    L’alternativa che resta è in effetti quella del “fai da te intelligente”, come fanno o vorrebbero fare in bookinprogress: la funzione esplicativa si costruisce sulla base di ciò che funziona come esplicazione in classe, ma in classe non c’è il curriculo formale. C’è quello informale. E quello informale della classe A non è uguale a quello informale della classe B. L’importante è che il dovente (altro errore che può restare) digitalizzi, cioè “librifichi” il contenuto esplicativo efficace e che gli studianti (questo typo è voluto) costruiscano un proprio portfolio ove potersi orientare tra riferimenti autonomamente posti, su cui praticare la ricorsività, l’adeguamento, e perciò acquisire, su tale portfolio, una familiarità caratteristica della funzione di auto-riferimento analoga a quella che il “vecchio” libro di testo personalizzato dallo studio rendeva possibile.

    E’ evidente che queston tale “bando dei libri di testo”, e la vicarizzazione delle loro funzioni tradizionali, possono funzionare solo se il docente ha una grande esperienza e si documenta, lui, su fonti disciplinari originali e aggiornate, e non “scolasticizzate” dal mercato mediocrizzante e fossilizzante dell’editoria scolastica; solo se il nostro docente si costruisce nel tempo le proprie spiegazioni e le testa-perfeziona a scuola, avendo a che fare con studenti reali e moderni che ritengono (suppongo a ragione) di poter negoziare il contraddittorio su tutto e su chiunque, e non di essere asserviti a dettami di qualunque testo o docente emanatore di verità assoluta. A questo punto il docente diventa tanto più autorevole e più capace di riportare gli studenti al rispetto del lavoro altrui e delle fonti originali, quanto più egli è umile e perseverante nei confronti del sapere e quanto più si dimostra al tempo stesso esigente, fallace e capace di rimettere in discussione, umanamente e in modo visibile agli studenti, le sue conoscenze. Si tratta di passare dal ruolo di “trasmettitore” di sapere a quello di ricercatore, “mediatore”, esemplificatore del processo di costruzione del sapere. Presentandosi con una dispensa, con la propria dispensa, il contenuto esplicativo è invece prestabilito e non costruito in classe. Così si massimizza la trasmissione del sapere, anziché ridurla. Poco conta che nella dispensa si siano infilati contributi di revisione di studenti di classi precedenti o “altre”.

    Se in questo contesto si vuol provare a sgravare e anche migliorare con nuove idee il faticoso compito di mediazione e scrittura-documentazione del docente ricercatore, l’unica soluzione mi pare consistere nell’allargamento delle comunità di apprendimento, con la costituzione di unità di collaborazione più ampie che lavorino con lo stesso materiale comune costruito in tempo reale, così come avverrebbe nel lavoro del singolo docente ma limitatamente alla singola classe. I materiali elaborati in questi contesti, infatti, non hanno alcun valore al di fuori della comunità di apprendimento che li elabora. Non ha senso impacchettare le dispense che rispecchiano un’esperienza educativa e darle a un altro gruppo. In queste comunità non circolerebbero né dispense né testi scolastici, ma molti brani tratti da testi autentici, spiegazioni costruite dal docente e validate – aggiustate nelle dialettiche di classe, strutture portatili di significati e riferimenti costruiti dai singoli alunni e almeno in parte condivise (portfolio). Gli obiettivi sono due, ugualmente importanti: impostare una didattica costruttivista, far sì che a scuola si ricominci a parlare delle discipline e del sapere autentico e non della sua contraffazione.

  2. M. Fioretti scrive:

    Ci sono anche diverse perplessità, dovute soprattutto a mancanza di informazione, sulla licenza dei materiali prodotti da Book in Progress:

    http://stop.zona-m.net/it/

Lascia un commento

Show Buttons
Share On Facebook
Share On Twitter
Share On Google Plus
Hide Buttons