I libri di testo hackerabili

di Noa Carpignano
BBN Editrice



Ci dice Gianni Marconato, nel suo nuovo testo edito da Guaraldi, che l’apprendimento, quello “profondo”, “solido” o “significativo” è una questione di appropriazione, è l’inserimento stabile delle nuove conoscenze in quelle esistenti. L’apprendimento, più che una questione di mettere un mattone sopra l’altro è, metaforicamente, il mescolare un nuovo liquido in uno esistente.

Al convegno organizzato dall’USR Lombardia (Milano, palazzo Pirelli, 9 aprile 2011, Nota della redazione, potete trovarne un resoconto all’indirizzo http://bricks.maieutiche.economia.unitn.it/?p=642) abbiamo presentato un’anteprima della versione beta di DidaSfera (il sito sarà disponibile a fine anno): una piattaforma per testi digitali che è al tempo stesso un ambiente di apprendimento e un social network.

Fig. 1

Didasfera è, tecnologicamente, frutto di due anni di lavoro, ma è soprattutto frutto di anni di ascolto e di confronto con i docenti, online e offline.

In rete e durante i convegni, spesso senza soluzione di continuità, la discussione è stata serrata. Con combinazioni non scontate di competenze, editori (piccoli e pochi), redattori (pochi ma buoni), bibliotecari (sorprendentemente tanti), docenti e formatori (tantissimi e non abitualmente coinvolti nella produzione editoriale), professionisti dei nuovi media (diversi ed estranei sia al mondo editoriale che alla didattica – e questo è stato molto interessante) si sono incontrati dando vita a vivacissimi confronti. Fra i nodi principali delle riflessioni di questi ultimi tre anni ci sono la questione dei nativi digitali, la complicazione del digital divide (infrastruttura-economia-cultura non necessariamente in quest’ordine), la consumata disputa delle tecnologie in classe, l’inutile grattacapo della guerra dei formati e dei supporti, il problema della pirateria e della gestione dei diritti d’autore. Ma si è discusso anche della visione di testo liquido che presentai a Padova e, spesso proprio con Gianni Marconato, di ambienti digitali per l’apprendimento. E proprio su questi due punti noi di BBN abbiamo lavorato sodo: con DidaSfera, infatti, il testo liquido si è fatto ambiente.

C’è da dire però che la questione della pirateria e dei diritti d’autore, insieme al remare contro dei grandi gruppi editoriali, ha evidenziato la necessità di creare un nuovo modello economico. E anche su questo abbiamo lavorato a partire da una nostra convinzione che sappiamo non essere condivisa dalla maggioranza degli editori (e infatti BBN non si è mai iscritta all’AIE).

Noi pensiamo infatti che per produrre e distribuire prodotti culturali, ai quali si possa accedere liberamente a costi minimi (quando non gratuitamente), sia necessario utilizzare licenze estese o Creative Commons. Si deve tutelare chi produce opere creative, dalla paternità dell’opera – diritto inalienabile – allo sfruttamento economico, garantendo così anche la sopravvivenza aziendale, ma deve anche consentire di distribuire contenuti liberamente navigabili, copiabili, modificabili, assemblabili, hackerabili.Siamo dunque convinti che il modello giusto sia quello della culture flat-rate.

Così ci siamo concentrati sia sulla creazione della piattaforma, con la particolarità dei suoi contenuti, sia sulla sostenibilità di un nuovo modello economico.

In DidaSfera l’utente può navigare senza limitazione di materia e ordine di scuola consultando e prelevando liberamente i materiali che gli servono. In piattaforma sono “liquefatti” i libri di testo digitali e altre risorse (schede, approfondimenti, dispense, video, podcast, materiale per LIM, ecc) di tipo didattico, tutto materiale originale e di una qualità della quale siamo orgogliosi. Moltissimi elaborati sono rilasciati con licenza CC, e quindi liberamente navigabili senza registrazione, altri contenuti e alcuni servizi (come la memorizzazione dei percorsi o la condivisione di documenti) richiedono una licenza acquistabile con un abbonamento flat che la rende conveniente anche nel caso la utilizzi un solo docente, infatti costa meno di un qualsiasi libro in adozione pur consentendo l’accesso a tutti i contenuti presenti di qualsiasi materia e corso di studi.

La navigazione è semplice e intuitiva pur offrendo più possibilità.

Il menù a sinistra è una tradizionale classificazione tassonomica che consente di scegliere l’area e la materia e di sfogliare le pagine, come fosse un catalogo, alla ricerca del testo che interessa. Ma si può cercare in modo più specifico utilizzando il motore di ricerca avanzata che consente di filtrare per materia, per tipo di contenuto e per età. Il motore di ricerca restituisce anche una mappa semantica perché ad ogni “pagina” sono associati dei tag e questo consente anche di navigare seguendo percorsi meno lineari, o di approfondire seguendo i suggerimenti dei widget laterali.

Si può quindi rovistare liberamente tra testi di autori diversi e di materie diverse per scuole diverse, ed essendo incentivate nuove e collaborative forme di creatività, come remix e mash-up, il docente non è più legato ad una sequenza lineare di pagine ma è libero di crearsi dei percorsi personalizzati, anche attraverso svariati testi e utilizzando contributi di vario genere.

Questi percorsi sono memorizzabili perché la piattaforma, oltre che un contenitore evoluto per il materiale didattico, è anche un social network: ciascuno ha un proprio profilo e DidaSfera riconosce il docente dall’allievo offrendo opportunità differenti.

Tutto si può copiare e incollare, smontare e rimontare, si può aggiungere e togliere, provare, sperimentare, condividere, imparare e … collaborare!

Noi di BBN abitiamo in città e regioni diverse, molti di noi non si conoscono fra loro e l’organizzazione del flusso di lavoro è bizzarra: le persone che collaborano a questo progetto sono relazionate fra loro non in modo gerarchico ma in base al tipo di competenza e impegno, si tratta quindi in un’olarchia la cui elasticità è data dalla modularità dell’impegno di ciascuno. La stessa modularità che ritroviamo poi nei contributi editoriali navigabili in piattaforma. Questo tipo di struttura facilita la creazione condivisa perché invece di organizzare dati e persone (e successivamente i contenuti) in cartelle e sottocartelle, invece che dividere in porzioni quindi, colleghiamo cose, persone, contenuti in un insieme che è sempre più della somma delle sue parti.

La parole connessione, condivisione e accessibilità sono il nostro particolare fil rouge di tutta quella che viene tradizionalmente chiamata “filiera”, dal lavoro autoriale a quello editoriale fino alla distribuzione. E la superano anche, perché arrivano direttamente sui banchi di scuola.

La versione beta è quasi pronta per una prima sperimentazione, saremo quindi lieti di essere contattati dai docenti interessati a fare da beta tester o a collaborare all’elaborazione di nuovi contenuti.

Note conclusive:

Noi pensiamo che i testi scolastici debbano essere creati con la scuola, più che per la scuola (http://noa.bibienne.net/2010/02/23/seminario-csb-parte-5/)
Tra i requisiti poco noti richiesti dalle linee guida rilasciate dal MIUR per l’editoria digitale scolastica, c’è il rispetto per le norme sull’accessibilità dei contenuti.

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