L’insostenibile leggerezza degli ebook

di Mauro Sandrini
Responsabile di eLearning e innovazione, autore di “L’elogio degli e-book. Manifesto dell’autopubblicazione”

msandrini@gmail.com



L’ebook è un déjà vu?

Molti restano sorpresi da questa nuova moda dell’ebook dopo che negli ultimi vent’anni la fine del libro è stata più volte annunciata: prima con il dilagare degli ipertesti, poi con i cd multimediali e, in parte, anche con i sistemi di e-learning.

Nulla ha diminuito l’utilizzo dei libri di testo. In Italia, pur con lodevoli eccezioni, il sistema formativo è a tutt’oggi incentrato sul testo che funziona da accompagnamento al docente. Questa coppia docente-libro viene istituzionalizzata nella lista delle adozioni che le scuole sono obbligate a produrre prima dell’estate affinché all’inizio del successivo anno scolastico le famiglie possano sapere quali libri acquistare e gli editori quali libri stampare. Il mercato dell’editoria scolastica, per chi ne fa parte, è di fatto un mercato senza rischi. Nel senso che si producono esattamente le copie che verranno acquistate. È una condizione particolarissima che fa pensare che buona parte del mercato editoriale italiano abbia il suo cuore nell’editoria scolastica che permette la sopravvivenza a molti editori.

Quel che più importa però è che il nucleo operativo del sistema educativo sia costituito dalla coppia libro-docente. Ed è proprio su questa coppia che si inserisce la novità dell’ebook. È una differenza radicale rispetto alle innovazioni tecnologiche precedenti. Nessuna di esse era così direttamente collegata al meccanismo di funzionamento interno della macchina educativa. Non lo erano gli ipertesti,  non lo erano i cd multimediali, non lo erano i sistemi di e-learning e non lo è neppure l’ultima delle innovazioni arrivate nella scuola: la LIM (Lavagna Interattiva Multimediale). Di ogni novità era possibile fare a meno perché nessuno è stato obbligato ad adottarla e la motivazione dei singoli non é stata sufficiente a renderle uno standard di fatto. È questo punto che distingue il libro elettronico: è l’ambizione dichiarata a voler sostituire l’oggetto libro, lo strumento di cui i docenti non possono a fare a meno, che può portare a una sua diffusione di massa nei sistemi educativi. Alcune ragioni sono indicate di seguito per alcune delle categorie interessate.

Studenti e Famiglie

Gli studenti e le famiglie sono oggi obbligati ad acquistare i libri di testo indicati dagli insegnanti. Però, grazie alla campagna mediatica che accompagna l’avvento degli ebook, molti di loro si cominciano a chiedere perché non possano acquistare i libri per gli studi in formato digitale a un prezzo inferiore a quelli di carta. L’ebook porta con sé una riduzione inevitabile dei costi di produzione e di distribuzione che è lecito attendersi venga ribaltata sulle famiglie. Questa possibilità si traduce in una “pressione sociale” verso l’adozione degli ebook negli istituti educativi di cui oggi riusciamo a scorgere soltanto i primi segnali, ma che crescerà parallelamente alla diffusione degli ebook e dei dispositivi per la lettura dei libri elettronici presso il grande pubblico.

I docenti e il self publishing

Alcuni docenti sono autori dei libri di testo per la materia che insegnano. Oggi sono proprio le case editrici che propongono loro di trasformare le proprie dispense in libri da poter commercializzare sul territorio nazionale. La ricompensa media per questi autori/docenti è di circa il 10% del prezzo di copertina. Stiamo parlando di autori già pubblicati che possono decidere di autopubblicarsi una nuova versione del proprio libro di testo in formato ebook così trattenendo per sé una percentuale che può andare dal 40 al 70% del prezzo di vendita. Ogni ebook, anche auto pubblicato, porta con sé il proprio identificativo ISBN rendendolo di fatto indistinguibile da un testo cartaceo di un editore tradizionale. Il che significa che il libro risulterebbe adottabile da un qualsiasi consiglio di classe alla stregua dei libri degli editori tradizionali.

Ancora una volta stiamo parlando di una “pressione sociale” che riusciamo appena a scorgere sullo sfondo della realtà in movimento. Una pressione che deriva dall’interesse economico diretto degli autori che a loro svantaggio hanno però la mancanza di una rete di venditori capillare come è quella costruita dagli editori scolastici di maggior successo.

La qualità degli ebook

La questione della qualità è un tema complesso che viene spesso citato come elemento centrale dell’attività editoriale tradizionale. Se questo è vero per i libri di carta dovrebbe esserlo ancor più per i libri elettronici. Nel primo caso, infatti, abbiamo come criterio principale per definire la qualità di un prodotto il successo di mercato. Cioè il concetto di qualità che emerge dall’attività editoriale tradizionale è tipicamente un criterio di mercato. Anche se un libro è brutto, ma si vende, si continuerà a stamparlo. I casi sono troppi per citarli. Basta fare un giro in una qualsiasi libreria per rendersene conto. E lo stesso è vero per i libri di testo delle scuole e delle università. A conferma di questa tesi sono i troppi libri rimasti intonsi nelle camerette degli studenti a fine anno scolastico.

Nel caso degli ebook a questo criterio di mercato se ne aggiunge un altro: il passaparola in rete. Abbiamo quindi un criterio di qualità più complesso di quello di mercato. Un criterio non necessariamente migliore, le recensioni per esempio, così di moda nel marketing editoriale dei libri in rete sono tutt’altro che esenti da critiche come ha evidenziato di recente un rapporto della Cornell University (1).

Concludendo: nel mondo dei libri la qualità non mai un criterio assoluto, ma relativo al contesto sociale e alla comunità di riferimento. E questo è vero sia per i libri di carta come per gli ebook.

L’inevitabile successo degli e-book

Gli ebook non sono una tecnologia, sono una moda. Però ci sono mode che sono destinate a passare e mode destinate a durare. Il motivo per cui gli ebook nella scuola e nelle università non saranno una moda passeggera deriva dal fatto che essi intervengono alla radice delle istituzioni educative, dove si situa il loro nucleo operativo, cioè nella relazione tra docente e libro.

In altre parole: gli ebook sono una moda, ma non sono un optional. I motivi sono stati rappresentati succintamente nei paragrafi precedenti. La composizione delle pressioni sociali e economiche che si esercitano sugli ebook è inedita per ognuna delle innovazioni tecnologiche avvenute negli ultimi venticinque anni nei sistemi educativi.

I ragazzi di 11 anni che giocano con l’iPad del padre tra pochi anni frequenteranno le scuole superiori e tra 10 l’università. Per loro sarà scontato che un testo, un manuale, un quaderno di esercizi, debba essere in ebook. Ricordo con sgomento quando a metà degli anni ’80 aprì uno dei primi Mac Donald italiani in Piazza di Spagna a Roma. Uno dei temi più incredibili dell’arrivo di Mac Donald in Italia fu la politica adottata da subito verso i più piccoli con sconti speciali per le famiglie con bambini. Mi è rimasto impresso un rapporto dell’epoca in cui si diceva che i bambini sarebbero divenuti gli adolescenti di dieci anni dopo e a loro bisognava pensare per costruire il mercato di mercato degli hamburger in Italia. Come è avvenuto in effetti: quella che all’inizio era una moda per i paninari degli anni ’80 divenne in pochi anni un fenomeno di costume.

L’analogia con gli ebook non deve sorprendere. Se con gli hamburger stiamo parlando di cibo per il corpo con gli ebook stiamo parlando di libri, cioè di cibo per la mente. Se Mac Donald ha cambiato le abitudini alimentari di una larga fascia della popolazione italiana, è possibile che qualcosa di simile avvenga anche per i libri. E i libri di testo non saranno certo esclusi da questa partita.

Quel che non bisogna fare mai con gli ebook: controllare chi impara

Con gli ebook i confini si dilatano: l’accesso alla rete, ai sistemi di elearning, di condivisione e di partecipazione possono offrire possibilità inedite a chi si occupa di educazione. La digitalizzazione come spesso avviene può essere un incentivo importante per la trasparenza. Ma anche per il suo opposto: per il controllo pervasivo.

Per esempio il direttore del Ministero dell’educazione israeliano, in una recente intervista in cui annunciava l’avvio di un piano per l’introduzione degli ebook nelle scuole di Israele, ha citato i vantaggi che questa innovazione porterebbe (2). Tra questi, secondo lui, ce ne sarebbe uno importante per le famiglie: cioè che esse, e gli insegnanti, sarebbero informate in tempo reale se il loro figlio, o studente, ha studiato sul serio oppure non ha neppure aperto un libro. Con gli ebook si può fare. Con i libri di carta no.

Questa possibilità che trasforma l’interazione tra l’oggetto libro digitale e il lettore in un modello di controllo è quanto di peggio ci si possa aspettare dall’introduzione dei libri elettronici nella scuola. E va in direzione opposta a tanti miti libertari veicolati dalla tecnologia. Ebook inclusi.

Con gli ebook si sviluppano pratiche inedite grazie all’interazione sul testo che possono dare vita a nuove forme di apprendimento partecipato, si pensi anche solo alla possibilità di condividere le proprie note con quelle di altri (3), ma queste possibilità di partecipazione possono essere annichilite quando il pensiero di chi governa un’istituzione è malato.

Nessuna innovazione tecnica ci esime da un compito, il più importante, per gli educatori di ogni tipo, cui ci invitava Foucault molti anni fa: “bisogna difendere la società”(4). E questo lo si può fare anche con gli ebook. Una innovazione tecnologicamente modesta, ma con una capacità di diffusione notevole. Tale da permettere a chi ha interesse a farlo di veicolare con facilità processi di controllo paranoici. A meno che queste possibilità vengano eradicate sul nascere. Ma non dalla tecnologia. Dal nostro modo di pensare.

Note

  1. Una sintesi del rapporto sull’analisi delle recensioni di Amazon si trova qui: http://www.news.cornell.edu/stories/June11/PinchAmazon.html
  2. Giornale Radio 3, 18 Luglio 2011, l’intervista si trova a 7:50 min dall’inizio: http://www.rai.it/dl/grr/edizioni/ContentItem-f8e25c58-c5d9-455c-9d14-ef9251f10587.html?refresh_ce
  3. Bookliners è l’applicazione di social reading italiana le cui implicazioni didattiche sono davvero importanti: http://www.bookliners.com
  4. Foucault Michel, “Bisogna difendere la società”, Feltrinelli, 2009, Milano

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3 Responses

  1. Iacopo scrive:

    Buongiorno,
    in verita’ qualche dubbio su questa rivoluzione mi rimane.
    Intanto come genitore ho fatto i conti e’ spendo di meno a comprare i libri usati.
    Poi leggere la versione degli editori su Corriere.It (http://lettura.corriere.it/primo-giorno-di-e-scuola) certamente non aiuta.
    Inoltre c’e la questione accessibilita’. Il SW di lettura utilizzato per leggere questi testi, tutti protetti con DRM, e’ l’Adobe Digital Edition (p.e. si veda http://www.scuolabook.it/). Questo SW NON E’ ACCESSIBILE con le tecnologie assistive utilizzate dagli studenti disabili. Parliamo ora dell’HW. Anche in questo caso gli e-book reader in commercio NON prevedono funzioni di ACCESSIBILITA’. Per esempio il Kindle che in questi giorni viene offerto da Amazon a 99 euro non possiede neppure la funzione Text-to-Speech. Quindi possiamo concludere che da questa rivoluzione digitale gli studenti sono tranquillamente esclusi. Infatti per leggere i loro testi devono ricorrere agli stessi percorsi gia’ in atto da tempo per l’adattamento del libro cartaceo. E questo nonostante l’art. 5 della L. 4/2004 (Accessibilità degli strumenti didattici e formativi) e il Decreto 30 aprile 2008 (Regole tecniche disciplinanti l’accessibilita’ agli strumenti didattici e formativi a favore degli alunni disabili).
    Pertanto non credo che cambiera’ poi molto. E’ certo che prima o poi si passera’ al libro digitale ma senza tutti i vantaggi di cui si straparla. Succedera’ esattamente come per il consumo della carta. Si diceva che con il documento digitale non ci sarebbe stato piu’ bisogno di stampare e non mi pare sia andata cosi’.
    Concludo citando il progetto che mi senbra piu’ interessante, http://www.bookinprogress.it/
    Un saluto
    Iacopo

  2. Buongiorno Iacopo
    a BookInProgress abbiamo dedicato un articolo in questo stesso numero 2 di Bricks: http://bricks.maieutiche.economia.unitn.it/?p=1237
    Sull’eBook in generale e sull’accessibilità in particolare la discussione è aperta.

  3. mauro scrive:

    Il signor Iacopo ha ragione. Nell’immediato i vantaggi non superano gli svantaggi. Il ragionamento che si fa nell’articolo, però, riguarda lo scenario di medio periodo quando le tecnologie saranno mature: ancora non lo sono, ma lo saranno presto.

    L’aspetto interessante dell’ebook rispetto ad altri sistemi tecnologici precedenti è che sarà nelle mani degli utenti: studenti, famiglie e insegnanti. Mentre le altre “rivoluzioni” tecnologiche che hanno investito le scuole e le università dagli anni ’80 in poi sono state, per la gran parte, gestite e promosse in modo centralizzato. Da questo punto vista qualcosa, forse, potrebbe cambiare. Ma, ovviamente, nessuno è in grado di prevedere il futuro. Tantomeno in questa fase storica.

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