Dalla vecchia aula-LIM alla Lim in aula

di Anna Ostinelli e Anna Volpari
Istituto Comprensivo, “Pinin Carpi”di Milano
ostinelli.anna@iol.it, annavolpari@gmail.com


Marzo 2011: arriva la quarta lavagna digitale nelle classi della scuola media del nostro Istituto Comprensivo, il “Pinin Carpi”di Milano. Finalmente, anche noi, “le due pioniere”, quelle che per prime l’hanno utilizzata negli esami di Stato nel 2006 (cfr. articolo “La Lavagna Interattiva Multimediale … all’esame di licenza media”), abbiamo la LIM nella “nostra classe”, come tutti gli altri docenti che hanno partecipato al Piano Scuola Digitale (azione LIM) del MIUR.

Siamo due docenti – una di matematica e scienze, l’altra di italiano, storia e geografia – che ormai da dieci anni hanno in comune alcune classi, impegnando con le nostre materie la maggior parte del tempo scuola dei ragazzi. Entrambe eravamo da tempo convinte degli innumerevoli vantaggi che questo strumento offre alla didattica e, soprattutto, all’apprendimento degli alunni: condividiamo molto di quanto è stato detto finora.

Nella nostra scuola la prima lavagna digitale, acquistata nel 2006 con il Piano dell’USR Lombardia era stata collocata in un’apposita  “aula – LIM”, indipendente dal laboratorio di informatica. Tutte e due noi docenti, appena possibile, ci spostavamo lì con i nostri ragazzi per svolgere la normale attività didattica o per realizzare uno dei progetti attivi nel nostro istituto.  Ma ci mancava la lavagna digitale nella “nostra classe”.

Fig. 1 – La LIM in classe

La nostra esperienza di docenti e di formatrici (Ostinelli per Oppi e Volpari per Ansas) e l’osservazione delle poche colleghe che già l’avevano in classe ci suggerivano che questo setting offrisse agli alunni una situazione di apprendimento con quattro “marce” in più: naturalezza, integrazione, continuità e comodità.  E così è stato quando la LIM è arrivata nella nostra classe.

La LIM in 2^B

Sono passati solo tre mesi da quando la lavagna digitale è finalmente entrata nella 2^B (27 ragazzi svegli ma vivacissimi) e le cose sono già cambiate.

Non vi è più soluzione di continuità fra le ore di lezione “in classe” e le ore in cui, avendo prenotato la vecchia “aula-LIM”, “si usa la LIM” per le previste attività didattiche.

Fig. 2 – L’aula LIM

Vien meno quella sensazione, inevitabile anche negli alunni più consapevoli, che la “vera” lezione è la prima, mentre quella in cui si esce dalla classe e si va in un luogo inusuale, in qualche modo estraneo all’ordinarietà, è un momento meno strutturato, meno di studio, che si può vivere con minore concentrazione. Questa risorsa tecnologica nell’aula LIM viene spesso considerata nella scuola come un maxi-schermo su cui ammirare uno spettacolo, una … apparizione (lezione del docente o lavoro dei compagni che sia) oppure come un video-game a cui si vuole, non sempre a proposito, giocare a tutti i costi. In questa situazione il docente è più facilmente tentato di utilizzare l’attività nell’aula-LIM come un’occasione di premio/punizione (“Se fate i bravi si va nell’aula LIM, altrimenti no”), rafforzandone quindi l’immagine ludica, di “gioco-novità” che i ragazzi talora hanno.

Invece, questo strumento tecnologico, fissato nella classe base, si integra facilmente con gli altri strumenti didattici “antichi”, come libri e quaderni, perché la utilizziamo con naturalezza e frequenza.

Non siamo, infatti, più costrette a riservarla solo ad attività e percorsi limitati, costruiti ad hoc per i momenti in cui avevamo accesso all’aula-LIM (non più, per esempio, matematica “un po’ con” e “un po’ senza LIM”: adesso è tutta sulla LIM), ma la usiamo in ogni occasione in cui ne ravvisiamo l’utilità, anche solo per scrivere e salvare gli appunti, nostri o dei ragazzi. Poesia è meglio trattarla alla lavagna digitale, poiché posso scrivere commenti sopra il testo proiettato.

Fig. 3 – Analisi di una poesia con la LIM

Così avviene davvero ciò che più volte si è detto a proposito di questo strumento: favorisce la didattica per problem solving, perché possiamo fare schemi, modificarli, salvarli e riprenderli; permette di  ricostruire  cognitivamente  e metacognitivamente ogni percorso.

Di tutto questo i nostri ragazzi si rendono subito conto e l’atteggiamento muta.

In primo luogo la concentrazione aumenta anche nei meno motivati. La lavagna digitale, certo, è di per sé un catalizzatore di attenzione e un potente visualizzatore di concetti, ma in classe, venuto meno l’effetto “cinema” o “evento” di cui si parlava prima, l’attenzione è sempre meno disturbata, rispetto alla lezione tradizionale e anche i più … monelli, sono meno tentati di “sgranocchiare pop-corn” – metaforicamente parlando – durante le attività didattiche. Che ci piaccia o no, i ragazzi vivono la loro classe come “il” loro luogo naturale e primario per l’apprendimento scolastico, dove hanno tutto ciò che serve (i loro banchi, variamente riorganizzabili, i libri, gli appunti sul quaderno, il cartellone, la carta geografica, e, ora, la LIM) e dove occorre assumere una volta per tutte certi atteggiamenti e certe regole di lavoro.

L’eccezionalità dell’evento “accesso alla lavagna digitale” è sostituito dalla continuità della risorsa tecnologica nella didattica.

Anche il setting dell’aula si trasforma: per favorire la visione dello schermo spostiamo la cattedra a lato e mettiamo la LIM al centro della parete. La nuova organizzazione dello spazio diventa simbolo e setting   della didattica: la LIM è lo spazio dove gli alunni lavorano e si confrontano e l’insegnante – rappresentato dalla cattedra (dove peraltro raramente ci sediamo) – guida, accompagna il loro percorso, non lo comanda ma lo incoraggia.

I ragazzi insomma diventano più protagonisti del loro apprendimento? Ci piace pensarlo e molteplici indizi sembrano confermarcelo.

Passati i primi giorni, effettivamente nessuno chiede più: “Ma non usiamo la LIM?” e non solo perché l’utilizzo è più frequente, ma anche perché gli studenti cominciano a capire da soli quando è effettivamente utile usarla e quando non lo è. Insomma: ci risulta che stiano davvero acquisendo una maggiore consapevolezza delle metodologie messe in campo da noi docenti (cosa serve davvero per…).

Inoltre, mentre guardano chi lavora sulla lavagna digitale, gli studenti non sono più distratti pensando a “chi sarà il prossimo fortunato che potrà farlo prima che sia ora di rientrare in classe”, ma sono più concentrati sul percorso, collaborano, danno il loro contributo con più calma.

Anche l’integrazione digitale fra casa e scuola ne trae vantaggio. Presentare e proiettare i compiti assegnati o le lezioni realizzate autonomamente con il software della LIM o con altri software (e caricati sulla community on line di classe),

Fig. 4 – La community

diventa un’attività più naturale, più integrata con le altre fasi della didattica quotidiana: ci si libera del senso di eccezionalità della presentazione, dell’unicum preparato per quell’ora precisa, quella in cui – fortuna! – si ha a disposizione … l’aula-LIM. E’ inoltre possibile assegnare più frequentemente dei compiti da presentare alla LIM offrendo così più occasioni agli studenti per potenziare  la comunicazione multimediale.

Infine, e per dei pre-adolescenti non è cosa da poco, i ragazzi diventano più responsabili: a turno hanno il compito di preparare la lavagna digitale per le lezioni e lo fanno con una serietà ed una compostezza che fa quasi tenerezza. Diventano tutor gli uni degli altri e, a volte, anche di noi “prof.” Anche questo è apprendimento collaborativo: né l’una, né l’altra di noi due si sente sminuita, né i ragazzi ci considerano tali, se sono gli studenti  gli intermediari per la risoluzione di un problema tecnico, affrontato e risolto con l’altra docente.

E’ davvero comodo, infine, non dover spostare tutti gli studenti dalla classe all’aula-LIM. Non è solo comodità: è un cambiamento radicale per la didattica delle scienze poter cercare, proiettare e commentare, scrivendoci sopra, immagini e filmati cercati in tempo reale (se la classe dispone di collegamento a internet) e in maniera estemporanea su qualsiasi argomento, digressione e approfondimento venga in mente all’insegnante o agli studenti. La conoscenza si costruisce insieme.

Lo stesso avviene per una disciplina “visiva”  come geografia, che beneficia grandemente della possibilità di interagire con carte, mappe, immagini, grafici messi a disposizione sia dal software dalla lavagna,  sia soprattutto dal web (primi fra tutti Google Earth, Google Maps e siti istituzionali, come ad esempio quello dell’Unione europea: http://europa.eu/index_it.htm ): in questo modo il libro di testo può essere integrato con aggiornamenti avvincenti in tempo reale. Gli alunni comprendono e fanno davvero propri concetti ed informazioni. Per i docenti di tecnologia la LIM è uno strumento indispensabile nella trattazione di determinati argomenti, come le proiezioni ortogonali.

Tre mesi sono pochi e, si sa, l’effetto di qualunque strategia didattica sugli apprendimenti si può verificare solo su un periodo più lungo, ma è innegabile che il diverso, anzi, i diversi atteggiamenti degli studenti che abbiamo descritto sopra contribuiscono a migliorare l’ambiente di apprendimento e, conseguentemente, a promuovere risultati didattici migliori. E già qualche “segnale” è visibile: c’è chi, di solito distratto e refrattario a prendere appunti, lo fa spontaneamente e riutilizza poi quanto ha scritto per organizzare i punti salienti della sua interrogazione di letteratura o di scienze; chi, vedendo la geometria diventare una materia dinamica (…spostando una retta rispetto a una circonferenza essa da secante diventa tangente e poi esterna …), si appassiona e i suoi voti migliorano; chi, davanti alla proiezione del brano del proprio riassunto, riesce da solo a trovare e correggere alcuni errori nella coesione del testo …

Fig. 5 – Geometria con la LIM

I ragazzi dicono: “Con la LIM capiamo meglio le spiegazioni”.

Una LIM per due (o tre, o quattro…)

Tutto questo accadrebbe se invece che due docenti ve ne fosse solo una a utilizzare la lavagna digitale in classe? Se all’uscita di una, l’altra docente spegnesse il proiettore e rimettesse la cattedra al centro della parete? Pensiamo di no o, almeno, non con la stessa intensità.

Naturalità, integrazione e continuità della LIM nella didattica in classe sono sicuramente rafforzate dal suo uso da parte di più insegnanti. Abbiamo modo di constatarlo osservando quei consigli di classe che, nella nostra scuola, hanno come noi questa risorsa in classe e più insegnanti che la utilizzano.

Anche chi non ha così tanti anni di collaborazione alle spalle, come li abbiamo noi, sta costituendo un vero team di lavoro che come tale è percepito anche dagli alunni. Forse perché la LIM induce una metodica di comunicazione in comune.

Nell’immaginario dei ragazzi non c’è più la divisione fra la docente tecnologica e innovativa che usa la LIM e quella che non lo sa o non lo vuole fare. La LIM è un ponte fra i migranti digitali (i docenti) e i nativi digitali (gli studenti).

Per forza di cose, inoltre, la metodologia diventa naturalmente più orientata verso la didattica collaborativa e cooperativa: in tutte le discipline “con la LIM” la conoscenza si costruisce insieme, docenti e studenti. Far produrre compiti su più materie facilita anche l’interdisciplinarità, almeno nelle forme della comunicazione: quello che ho imparato a fare in una situazione lo metto a frutto anche in un’altra. La LIM aiuta a ricostruire quell’unicità della conoscenza che l’uomo ha artificiosamente separato in materie diverse.

Insomma, l’esperienza nostra e delle nostre colleghe ha fatto nettamente superare certe perplessità iniziali di fronte alla proposta di mettere la lavagna digitale in classe: la dimensione laboratoriale, l’aspetto collaborativo nella costruzione della conoscenza non vengono meno, anzi, si rafforzano.

E forse proprio per questo nasce un nuovo timore: quello che nelle scuole finiscano per esserci classi a due velocità: quelle che viaggiano con la LIM e quelle senza …

Ma genera una speranza: chissà?
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5 Responses

  1. francesca scrive:

    Bell’articolo..ritrovo un linguaggio e una realtà che condivido…anche come ex collega
    🙂
    Francesca Scalabrini
    coord regionale ANSAS per la formazione LIM

  2. Anna Ostinelli scrive:

    Cara Francesca,
    è vero: le riflessioni e le esperienze di cui raccontiamo sono anche lo sviluppo della ricerca che come docenti avevamo avviato quando tu eri nella nostra scuola.
    E d’altra parte ritrovo in molti degli articoli che ho letto gli stessi temi di riflessione e di analisi su cui Anna V., molte altre colleghe del Pinin Carpi ed io discutiamo e riflettiamo.
    Penso sia importante proseguire nella riflessione su quali sono gli obiettivi per cui la LIM è uno strumento peculiare ed unico per la sua interattività, per i suoi strumenti, per gli elementi alla base del suo software, e quali sono quelli per cui è un ottimo potenziamento, uno strumento più comodo e compatto per realizzare ciò che potremmo fare anche in altro modo (vecchio pc + collegamento a Internet + proiettore).
    Insomma, è fondamentale che noi docenti continuiamo a riflettere sul nostro operare per far sì che tutte le risorse offerte dalle nuove tecnologie non siano mode passeggere, ma diventino strumenti effettivamente integrati nella – come tu scrivi in un’altra risposta – “normalità delle cose della scuola”.
    Spero di essere riuscita a spiegare con chiarezza il mio pensiero.
    Un saluto a tutti e scusate la lunghezza di questo intervento.

  3. guido scrive:

    Cara Anna,
    l’esperienza appare sicuramente positiva. Naturalmete sorgono alcune domande: quanto è legato alla bravura delle due insegnanti (conoscendone una personalmente, certo alta)? Quanto è legato alla classe? (svegli ma? vivacissimi. Quanto allo strumento?
    In altri termini, è lo strumento catalizzatore delle migliori qualità degli utenti o la sua efficacia è subordinata sostanzialmente agli utenti?
    E’ comunque un’idea da portare avanti. Auguri
    Guido

  4. Anna Ostinelli scrive:

    Caro Guido,

    sicuramente, come più volte si è fatto notare negli articoli di questo numero della rivista, il ruolo del docente come regista, come colui che sa predisporre il giusto ambiente di apprendimento è fondamentale. E non credo che siano così pochi i docenti capacidi farlo: nella nostra scuola, ad esempio, al di là delle nostra esperienza, di cui abbiamo dato testimonianza diretta, ci sono altre “coppie” di docenti che utilizzano la LIM con ottimi risultati e con soddisfazione loro e degli alunni.
    E qui mi ricollego alla seconda parte del tuo intervento: la classe. Certo, dal gruppo che hai davanti dipende il tipo di risposta alle proposte fatte. D’altra parte anche le altre classi con cui abbiamo lavorato (con la LIM in laboratorio) hanno risposto, ciascuna secondo i loro livelli e tipologie, in maniera positiva.
    La cosa più importante, secondo me, è, quando si utilizza la LIM, così come qualunque altro strumento, con quella determinata classe, di fermarsi effettivamente a riflettere, prima dell’attività, per chiedersi se e come lo strumento che intendiamo utilizzare è davvero funzionale a ciò che vorremmo che quel preciso gruppo di studenti apprendesse, e durante l’attività, per modificare con flessibilità quanto avevamo predisposto.
    Ma questo, credo, lo sappiamo e lo facciamo tutti (o quasi).

  5. ANNA VOLPARI scrive:

    Caro Guido,
    poiché sei un docente universitario di materie scientifiche, la tua posizione di osservatore esterno del fenomeno LIM ti da modo di porre due questioni interessanti: la bravura dei docenti e la bravura degli studenti in rapporto all’efficacia didattica della LIM. Per quanto riguarda gli studenti è documentato da numerosi studi nazionali e internazionali che la LIM è uno strumento di inclusione che, assecondando i diversi stili di apprendimento, permette di strutturare attività che possono coinvolgere contemporaneamente sia gli alunni H, sia gli alunni DSA, sia gli alunni stranieri che il resto della classe. Conseguentemente potenzia l’efficacia dell’apprendimento di tutti: bravi e meno bravi.
    Per quanto riguarda noi docenti, la LIM è uno degli strumenti di insegnamento che abbiamo a disposizione. La figura del docente rimane comunque al centro dell’azione didattica. La LIM non fa miracoli: potenzia l’azione del docente. Un bravo docente è capace di fare lezione anche con un legnetto sulla sabbia.
    Ci sarà mai una LIM al Dipartimento di Biologia?

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