Perchè – Verso un mercato delle competenze

di Giulio Occhini
Direttore Generale AICA


  PDF

 

È ormai diventato un luogo comune che ci stiamo rapidamente avvicinando ad una economia in cui l’indicatore di competitività globale sempre più dipenderà dalla competenza della popolazione lavorativa. L’Italia, purtroppo, oltre a presentare da anni una mancata carenza di tecnici e specialisti, portatori di competenze chiave per lo sviluppo, manifesta una accentuata discrasia tra domanda e offerta di lavoro. Il mercato richiede figure professionali che il sistema formativo (scolastico e universitario) non produce in quantità sufficiente e, viceversa, si creano altre competenze in quantità sovrabbondante rispetto alla domanda. Si tratta di un problema che non è solo italiano ma è comune a gran parte dei paesi europei rispetto a Cina, India e Stati Uniti e che giustifica lo scarso dinamismo delle nostre economie nel quadro globale. Partendo da questa situazione e guardando alle prospettive, l’andamento della domanda e dell’offerta di competenze tecniche e specialistiche in Europa può essere valutata sulla base di due ipotesi: che, cioè, durante l’attuale crisi globale, si mantengano o meno quelle competenze di cui le imprese non potranno prescindere nella auspicabilmente prossima fase di ripresa. In altre parole, la carenza che già era presente prima della crisi è destinata ad aggravarsi quando si ripartirà, se non si sarà avuto cura di conservare e sviluppare le competenze esistenti di carattere tecnico-progettuale.

Guardando alla realtà del nostro Paese, non è difficile verificare che, salvo casi particolari, le imprese, spinte dalla necessità di sopravvivere, stanno operando sul fronte della minimizzazione dei costi, in primis quelli del personale, senza preoccuparsi più che tanto delle conseguenze future. Ciò significa che, nel dopo crisi, ci troveremo ad affrontare un immane problema di riqualificazione della forza lavoro. Immane, perché non c’è ormai attività in cui si possa sostenere che ciò che si è imparato una volta possa poi applicarsi senza aggiornamenti per tutte la durata della vita lavorativa. Si tratta di una sfida che non potrà essere demandata al sistema formativo istituzionale con la sua inerzia peculiare, ma che dovrà essere affrontata puntando sul cosiddetto “lifelong learning”: affidando, cioè, al lavoratore in prima persona la piena responsabilità della sua crescita professionale. Il processo di trasmissione della conoscenze e dell’esperienza e quella, conseguente, di apprendimento, dovranno, cioè, potersi sviluppare senza confinamenti di tempo e di spazio,quando necessario e dove necessario. “E-learning” , “distance learning” e condivisione di esperienze paradigmatiche via web sono quindi destinati a diventare una vera e propria emergenza nazionale ed europea.

AICA da tempo è impegnata su questo fronte. Basti pensare alla iniziativa Didamatica che, da oltre 20 anni, mette a disposizione degli operatori un quadro di riferimento ampio e approfondito delle ricerche, degli sviluppi innovativi e delle migliori esperienze nell’ambito della didattica e dell’apprendimento via computer e internet, nei diversi ambiti di competenza. La decisione odierna di avviare, con gli amici di SIe-L, questa nuova rivista che si propone di costituire e diffondere, come singoli mattoni (Bricks), le best practices sul tema della formazione on-line, nasce dalla preoccupazione condivisa di offrire al nostro Paese uno stimolo a scommettere sul dopo crisi come opportunità di recupero della competitività attraverso la valorizzazione del capitale umano.

Condividi!
Share On Twitter

You may also like...

Lascia un commento

Show Buttons
Share On Facebook
Share On Twitter
Share On Google Plus
Hide Buttons