Per chi – Centomila cartelle digitali in Lombardia

di Giuseppe Colosio
Direttore Scolastico Regionale della Lombardia


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 Sappiamo quanto la scuola, oggi, si trovi al centro di un processo di cambiamento radicale, irreversibile. Un cambiamento che rappresenta un vero e proprio salto di paradigma, che riguarda il modo stesso di articolare e trasmettere il sapere.

La scuola non è più luogo esclusivo di costruzione e trasmissione della conoscenza.

Ciò a cui essa può ambire – e ciò che deve rivendicare – è l’essere il luogo della sistematizzazione dei saperi, del vaglio critico delle fonti, della legittimazione e validazione della conoscenza che oggi si crea e si trasmette diffusamente, in tutti i luoghi – reali o virtuali – in cui gli individui producono e condividono informazioni, si confrontano, si aggregano; insomma, in tutti i luoghi della rete, fisica e virtuale, in cui si vive.

Ecco perché la scuola non può non affrontare la rivoluzione digitale in modo organico.

Anzi, questa rivoluzione rappresenta per la scuola un’occasione straordinaria di innovazione. Stiamo passando da un’idea illuministica della scuola all’idea di una produzione policentrica di saperi, che – a maggior ragione – pone il problema della legittimazione della conoscenza. E, contemporaneamente, rende più urgente la riflessione che riguarda il cambiamento nella relazione educativa. Il rapporto docente-discente deve costruirsi oggi attraverso linguaggi nuovi e diversi, quei linguaggi che sono naturali per i giovani – a maggior ragione per i cosiddetti “nativi digitali” – anche se sono talvolta ostici per gli adulti. Questi ultimi – gli “immigranti digitali” – devono pertanto lavorare efficacemente sulle proprie competenze per poter lavorare poi sulla costruzione delle competenze dei ragazzi: l’obiettivo è di intercettarle, sostenerle e farle evolvere, affinché i nostri allievi divengano produttori di sapere e di know-how – quel “sapere come” di cui sempre più necessitano gli individui e i sistemi, i contesti culturali e quelli produttivi.

Per questo, abbiamo bisogno di maestri. Di docenti che abbiano consapevolezza del sapere e lo sappiano portare attraverso dimensioni diverse. Che siano anche buoni allenatori e accompagnatori, che sappiano utilizzare linguaggi e modalità di comunicazione vicini a quelli dei ragazzi e sostengano la loro motivazione all’apprendere. Che rafforzino la capacità dei ragazzi di giudicare il sapere, la quale risiede in ciascun alunno.

Qui si focalizza la missione educativa della scuola.

Per questo necessitiamo di competenza e consapevolezza degli strumenti e dei processi dell’apprendimento, inclusi quelli di tipo informale – tenendo presente che i processi di scambio o approfondimento e le pratiche extra-scolastiche all’interno del sistema formativo contribuiscono a costruire nella scuola l’unitarietà dei saperi, il cui fulcro è l’individuo.

Lavorare in funzione di questi obiettivi presuppone la capacità di generare – a partire dai docenti – senso di sicurezza nell’utilizzo delle tecnologie, attraverso una corretta assunzione di responsabilità. E’ necessario offrire supporto agli insegnanti rispetto al ‘nuovo paradigma’ mantenendo alto il profilo della professione. Ciò potrà consentire una vera innovazione metodologica, che preveda il passaggio dal livello della sperimentazione – che già vede diverse scuole protagoniste di progetti pregevoli, originali, dinamici – a quello dell’innovazione generalizzata. La disponibilità di cartelle digitali, dell’accesso diretto alle fonti, di personalizzazione dei percorsi di insegnamento e apprendimento anche attraverso l’utilizzo consapevole del web e delle nuove tecnologie restituirà maggior centralità di chi ha idee, proposte; e consentirà un più efficace sostegno alle competenze trasversali dei ragazzi, anche attraverso un diverso e più alto investimento metodologico sulle competenze disciplinari.

Una nuova rivista digitale è utile, indubbiamente, anche a questo scopo. Il consolidamento di una relazione con e tra i docenti è indispensabile non solo a migliorare la qualità del proprio lavoro attraverso il confronto e lo scambio, ma anche a diffondere e sviluppare le buone pratiche di cui sono ricche le nostre scuole, facendo sì che esse possano produrre innovazione.

In particolare, da quest’anno svilupperemo nelle scuole il progetto “E-ducazione”, finalizzato a diffondere nelle scuole lombarde l’uso di netbook da parte di allievi e docenti. Entro i prossimi tre anni, 100.000 studenti lombardi possiederanno cartelle digitali personali, fruibili attraverso l’utilizzo del netbook che ciascuno di loro avrà. Le scuole saranno dotate di connessioni wireless funzionali a consentire non solo il recupero di materiali digitali, ma a sviluppare il proprio lavoro in rete, favorendo così la coprogettazione e la collaborazione nel lavoro progettuale e didattico – sia da parte dei docenti che degli alunni.

Crediamo che questo progetto rappresenti una sfida interessante per la scuola, per gli studenti e per l’intera collettività. La collaborazione fattiva tra questi soggetti e tra istituzioni e territorio sarà determinante affinché una innovazione di un tale portato abbia successo. E, di fronte all’opportunità di raggiungere un obiettivo così importante, la motivazione e la proattività di ciascuno dei soggetti coinvolti sarà fondamentale.

Bricks avrà un ruolo decisivo nel portare alla conoscenza di un vasto pubblico – benché costituito di “addetti ai lavori” – le azioni e le iniziative connesse al progetto, nonché nel farne conoscere i progressivi risultati. La qualità degli apprendimenti e la maggiore efficacia della relazione educativa saranno i primi elementi rispetto ai quali contiamo di osservare ricadute positive.

Un augurio di buon inizio per l’iniziativa editoriale, dunque, e di buon lavoro a tutti i docenti che potranno beneficiarne.

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